L’autovalutazione del rischio dello studio professionale è il processo con cui si individuano, analizzano e valutano i rischi a cui lo studio può essere esposto, in particolare quelli legati al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo e alla gestione della clientela. Serve a comprendere il livello di rischio complessivo, adottare misure di controllo proporzionate e aggiornare periodicamente le procedure interne.
Come scrivere autovalutazione del rischio dello studio professionale
L’autovalutazione del rischio dello studio professionale è il documento con cui lo studio analizza, in modo autonomo e documentato, il livello di esposizione ai rischi di riciclaggio, finanziamento del terrorismo e, ove pertinente, finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa. Nel contesto italiano, essa costituisce uno degli elementi fondamentali dell’adeguata verifica e dell’organizzazione antiriciclaggio degli studi soggetti agli obblighi previsti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, secondo le regole applicabili alla categoria professionale e le indicazioni delle autorità competenti.
Il documento deve innanzitutto identificare chiaramente lo studio cui si riferisce, indicando la denominazione, la forma giuridica, la sede o le sedi operative, il periodo preso in considerazione, la data di redazione e quella dell’ultimo aggiornamento. Deve inoltre precisare chi ha effettuato la valutazione, quale organo o professionista ne ha assunto la responsabilità e quali soggetti interni hanno fornito dati, informazioni o valutazioni. Quando lo studio è articolato in più sedi, comprende professionisti associati oppure opera attraverso strutture complesse, è necessario chiarire se l’analisi è unica o se riguarda separatamente le diverse unità organizzative.
L’autovalutazione deve descrivere le caratteristiche effettive dello studio, evitando formulazioni generiche o meramente standardizzate. Occorre quindi rappresentare le dimensioni dell’organizzazione, il numero dei professionisti e dei collaboratori, la distribuzione delle responsabilità, l’eventuale presenza di personale amministrativo, i sistemi informatici utilizzati, il ricorso a strumenti digitali o a procedure da remoto e il livello di accentramento o decentramento delle attività. È importante evidenziare anche se lo studio svolge attività in settori particolarmente esposti, se gestisce un elevato numero di clienti o operazioni e se intrattiene rapporti con intermediari, consulenti esterni, reti professionali o soggetti situati in altri Paesi.
Una parte essenziale riguarda l’analisi della clientela. Lo studio deve esaminare la composizione e le caratteristiche dei propri clienti, tenendo conto, tra l’altro, delle persone fisiche, delle società, degli enti, dei trust, delle fondazioni, delle organizzazioni non profit e delle strutture societarie complesse. Devono essere considerati il settore economico di appartenenza, la dimensione, la forma giuridica, la presenza di titolari effettivi difficilmente individuabili, l’utilizzo di catene partecipative articolate, il coinvolgimento di persone politicamente esposte e i collegamenti con Paesi o territori a rischio. La valutazione non deve limitarsi alla nazionalità del cliente, ma deve considerare la residenza, il luogo in cui opera l’attività, l’origine e la destinazione dei fondi, i rapporti societari e la natura delle operazioni richieste.
Il documento deve spiegare quali servizi professionali vengono prestati e quale rischio può essere associato a ciascuna tipologia. Non tutti gli incarichi presentano infatti la stessa esposizione. La consulenza ordinaria e continuativa può avere caratteristiche diverse rispetto alla costituzione di società, alla gestione o riorganizzazione di patrimoni, alle operazioni straordinarie, ai trasferimenti di partecipazioni, alle liquidazioni, alle operazioni immobiliari, alla predisposizione di strumenti finanziari o alla gestione di flussi economici per conto del cliente. Devono essere analizzati anche gli incarichi occasionali, quelli ricevuti da soggetti non residenti e quelli che coinvolgono beni, disponibilità finanziarie o strutture societarie situate in più giurisdizioni.
L’autovalutazione deve considerare i canali attraverso i quali il rapporto professionale viene instaurato e gestito. È necessario valutare se il cliente è conosciuto direttamente dal professionista, se viene presentato da un altro cliente o da un intermediario, se l’identificazione avviene in presenza oppure a distanza e quali strumenti tecnologici vengono utilizzati. La relazione esclusivamente digitale, l’assenza di contatti diretti, l’utilizzo di soggetti interposti o la provenienza del cliente da canali non verificabili possono aumentare il rischio e richiedere controlli aggiuntivi. Devono essere descritti anche i sistemi utilizzati per acquisire e conservare i documenti identificativi e per verificare la coerenza delle informazioni fornite.
Un ulteriore elemento riguarda l’analisi geografica. Lo studio deve individuare i Paesi e i territori con cui entra in contatto attraverso la clientela, i titolari effettivi, le società partecipate, le banche utilizzate, le operazioni o i flussi finanziari. La valutazione deve tenere conto delle liste e degli indicatori ufficiali relativi ai Paesi soggetti a carenze strategiche nei sistemi di prevenzione del riciclaggio, alle giurisdizioni caratterizzate da elevata corruzione o scarsa trasparenza e ai territori sottoposti a sanzioni o misure restrittive. Il riferimento geografico deve essere aggiornato, perché il livello di rischio di un Paese può cambiare nel tempo.
Per ciascuno dei fattori considerati, lo studio dovrebbe indicare la metodologia adottata per attribuire il livello di rischio. È opportuno chiarire se la valutazione è qualitativa, quantitativa o mista, quali indicatori sono stati utilizzati, come vengono ponderati e come si arriva alla classificazione complessiva. La metodologia deve distinguere almeno il rischio inerente, cioè quello che deriva dalle caratteristiche della clientela, dei servizi, dei canali e delle aree geografiche prima di considerare i presìdi adottati, dal rischio residuo, cioè quello che rimane dopo aver valutato l’efficacia dei controlli interni. Le categorie possono essere, ad esempio, bassa, medio-bassa, medio-alta e alta, purché siano definite con criteri comprensibili e applicate in modo coerente.
La valutazione deve comprendere anche i presìdi organizzativi già presenti nello studio. Devono essere descritte le procedure per l’identificazione del cliente e del titolare effettivo, l’acquisizione delle informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto, la valutazione iniziale e periodica del rischio, il controllo costante, la gestione delle anomalie, la conservazione dei documenti e la registrazione delle attività svolte. Occorre indicare come vengono approvati gli incarichi, chi può accettare un nuovo cliente, chi verifica la completezza della documentazione e chi decide eventuali approfondimenti o il rifiuto dell’incarico.
Devono essere esaminate anche le modalità con cui lo studio individua e gestisce le operazioni o i comportamenti potenzialmente sospetti. L’autovalutazione dovrebbe spiegare come le informazioni vengono raccolte e condivise internamente, come vengono effettuati gli approfondimenti, come sono documentate le decisioni e come viene tutelata la riservatezza. Non è sufficiente dichiarare genericamente che lo studio presta attenzione alle anomalie: è necessario dimostrare che esistono criteri, responsabilità e procedure concreti per intercettarle e gestirle nel rispetto degli obblighi di legge.
Un contenuto importante è la valutazione dell’effettiva applicazione dei presìdi. Lo studio deve verificare se le procedure formalmente adottate vengono realmente rispettate, se i fascicoli contengono le informazioni necessarie, se le verifiche sui titolari effettivi sono documentate, se gli aggiornamenti vengono effettuati con regolarità e se le anomalie rilevate vengono trattate in modo uniforme. Possono essere utilizzati controlli a campione sui fascicoli, verifiche interne, analisi degli incarichi accettati, esame delle scadenze e riscontri sulla formazione del personale. L’efficacia dei controlli deve essere valutata in concreto e non soltanto sulla base dell’esistenza di un manuale o di una procedura scritta.
Il documento deve poi mettere in evidenza le criticità riscontrate, le carenze organizzative e i rischi non adeguatamente mitigati. Per ogni criticità è utile precisare la causa, l’impatto potenziale, il livello di priorità, il soggetto responsabile dell’intervento e il termine previsto per la soluzione. Devono essere indicate anche le misure correttive, come l’aggiornamento delle procedure, il rafforzamento dei controlli, l’introduzione di strumenti informatici, la revisione dei modelli di raccolta dati, l’incremento della formazione o la riassegnazione delle responsabilità.
L’autovalutazione deve contenere una sintesi conclusiva del livello di rischio complessivo dello studio, spiegando le ragioni che hanno condotto a tale risultato. La conclusione non dovrebbe essere una semplice etichetta, ma deve collegare il livello di rischio ai presìdi necessari. A un rischio più elevato devono corrispondere controlli più approfonditi, maggiore frequenza di aggiornamento delle informazioni, più intensa supervisione dei rapporti e una più rigorosa documentazione delle decisioni. Al contrario, un livello di rischio contenuto non elimina gli obblighi di identificazione, verifica, conservazione e controllo, ma consente di applicarli secondo modalità proporzionate.
Devono essere conservati gli elementi che consentono di ricostruire il percorso valutativo, compresi i dati utilizzati, le schede di analisi, i criteri di ponderazione, i verbali o le approvazioni interne, i risultati dei controlli e i piani di intervento. La documentazione deve essere sufficientemente chiara da permettere, anche a distanza di tempo, di comprendere perché lo studio abbia attribuito determinati livelli di rischio e quali decisioni abbia assunto.
L’autovalutazione non è un documento da redigere una sola volta. Deve essere riesaminata periodicamente e ogni volta che intervengano cambiamenti significativi nell’organizzazione dello studio, nella tipologia della clientela, nei servizi offerti, nei Paesi coinvolti, nella normativa, nelle modalità operative o nei risultati dei controlli interni. Anche eventi anomali, contestazioni, richieste dell’autorità, nuove modalità di frode o carenze emerse nei fascicoli possono rendere necessario un aggiornamento anticipato. In questo modo l’autovalutazione diventa uno strumento effettivo di governo del rischio e non una mera formalità documentale.
Esempio autovalutazione del rischio dello studio professionale
MODELLO DI AUTOVALUTAZIONE DEL RISCHIO DELLO STUDIO PROFESSIONALE
1. Dati identificativi dello studio
Denominazione:
Forma giuridica:
Sede legale: __
Sedi operative: ____
Codice fiscale/P. IVA: _____
Ordine o Albo professionale di appartenenza: ____
Numero di iscrizione: __
Responsabile della valutazione del rischio: _
Responsabile antiriciclaggio: _
Periodo di riferimento: dal __ al __
Data di redazione: ___
Data di approvazione: __
—
2. Obiettivi dell’autovalutazione
La presente autovalutazione ha l’obiettivo di:
- individuare e valutare i rischi cui lo studio è esposto;
- analizzare il rischio inerente connesso alle attività esercitate;
- verificare l’adeguatezza delle misure organizzative e dei controlli adottati;
- determinare il livello di rischio residuo;
- definire le misure di mitigazione necessarie;
- assicurare il periodico aggiornamento del sistema di gestione del rischio.
—
3. Perimetro dell’autovalutazione
L’autovalutazione comprende:
- struttura organizzativa dello studio;
- tipologia e localizzazione della clientela;
- servizi professionali prestati;
- canali di acquisizione e gestione dei rapporti;
- modalità di esecuzione delle prestazioni;
- procedure di adeguata verifica;
- conservazione della documentazione;
- formazione del personale e dei collaboratori;
- rilevazione e gestione delle anomalie;
- comunicazione e segnalazione delle operazioni sospette;
- protezione dei dati e sicurezza delle informazioni;
- continuità operativa;
- rischi reputazionali, operativi, legali e informatici.
—
4. Descrizione dello studio
4.1 Struttura organizzativa
Numero dei professionisti: ___
Numero dei dipendenti: ____
Numero dei collaboratori esterni: _
Numero delle sedi: _____
Presenza di funzioni interne dedicate alla compliance:
☐ Sì ☐ NoPresenza di procedure formalizzate:
☐ Sì ☐ Parzialmente ☐ NoUtilizzo di sistemi informatici condivisi:
☐ Sì ☐ NoPresenza di deleghe formalizzate:
☐ Sì ☐ Parzialmente ☐ No4.2 Attività professionali svolte
☐ Contabilità e bilanci
☐ Consulenza fiscale
☐ Consulenza societaria
☐ Consulenza del lavoro
☐ Revisione legale
☐ Operazioni straordinarie
☐ Assistenza nella costituzione di società
☐ Assistenza in operazioni immobiliari
☐ Assistenza in operazioni finanziarie
☐ Tenuta della contabilità
☐ Gestione di patrimoni o beni
☐ Amministrazione di patrimoni
☐ Attività di sindaco o componente di organi societari
☐ Attività di consulente tecnico
☐ Attività di curatore, commissario o liquidatore
☐ Altre attività: __—
5. Criteri di valutazione
La valutazione viene effettuata attribuendo un punteggio da 1 a 4 ai seguenti fattori:
| Punteggio | Livello |
|—|—|
| 1 | Basso |
| 2 | Medio-basso |
| 3 | Medio-alto |
| 4 | Alto |5.1 Classificazione del rischio
| Punteggio complessivo | Livello di rischio |
|—|—|
| Da 1,00 a 1,75 | Basso |
| Da 1,76 a 2,50 | Medio-basso |
| Da 2,51 a 3,25 | Medio-alto |
| Da 3,26 a 4,00 | Alto |5.2 Valutazione dei controlli
| Punteggio | Adeguatezza dei controlli |
|—|—|
| 1 | Adeguati |
| 2 | Parzialmente adeguati |
| 3 | Deboli |
| 4 | Assenti o inadeguati |—
6. Valutazione del rischio inerente
6.1 Rischio connesso alla clientela
| Fattore di rischio | Valutazione | Punteggio |
|—|—|—:|
| Numero complessivo dei clienti | __ | |
| Presenza di clienti non residenti | __ | |
| Presenza di persone politicamente esposte | __ | |
| Presenza di strutture societarie complesse | __ | |
| Presenza di trust, fondazioni o fiduciari | __ | |
| Presenza di clienti operanti in settori ad alto rischio | __ | |
| Presenza di clienti con attività transfrontaliere | __ | |
| Presenza di clienti con elevata movimentazione finanziaria | __ | |
| Difficoltà nell’identificazione del titolare effettivo | __ | |
| Utilizzo di prestanome o interposte persone | __ | |
| Rapporti con soggetti sottoposti a sanzioni o restrizioni | __ | |
| Clientela acquisita tramite intermediari o soggetti terzi | __ | |Punteggio medio rischio clientela: __
Livello di rischio clientela: ____
—
6.2 Rischio connesso all’area geografica
| Fattore di rischio | Valutazione | Punteggio |
|—|—|—:|
| Paese di residenza del cliente | __ | |
| Paese di origine dei fondi | __ | |
| Operatività in Paesi ad alto rischio | __ | |
| Presenza di Paesi soggetti a sanzioni internazionali | __ | |
| Presenza di Paesi caratterizzati da elevata corruzione | __ | |
| Presenza di Paesi non cooperativi o con scarsa trasparenza | __ | |
| Operazioni con controparti estere non adeguatamente identificabili | __ | |
| Utilizzo di strutture societarie localizzate in più Paesi | __ | |Punteggio medio rischio geografico: __
Livello di rischio geografico: ____
—
6.3 Rischio connesso ai servizi professionali
| Servizio o attività | Frequenza | Esposizione al rischio | Punteggio |
|—|—:|—|—:|
| Costituzione di società | __ | __ | |
| Modifica di assetti proprietari | __ | __ | |
| Operazioni straordinarie | __ | __ | |
| Compravendita di immobili | __ | __ | |
| Gestione o movimentazione di denaro | __ | __ | |
| Consulenza fiscale internazionale | __ | __ | |
| Amministrazione di patrimoni | __ | __ | |
| Apertura o gestione di rapporti finanziari | __ | __ | |
| Trasferimento di partecipazioni | __ | __ | |
| Liquidazioni societarie | __ | __ | |
| Operazioni con trust o fondazioni | __ | __ | |
| Attività con soggetti non residenti | __ | __ | |
| Attività con elevata complessità tecnica | __ | __ | |
| Altri servizi rilevanti | __ | __ | |Punteggio medio rischio servizi: __
Livello di rischio servizi: ____
—
6.4 Rischio connesso alle modalità operative
| Fattore di rischio | Valutazione | Punteggio |
|—|—|—:|
| Identificazione a distanza del cliente | __ | |
| Utilizzo di strumenti digitali | __ | |
| Acquisizione della clientela tramite canali indiretti | __ | |
| Assenza di contatto diretto con il cliente | __ | |
| Utilizzo di comunicazioni non tracciabili | __ | |
| Ricezione di documentazione incompleta | __ | |
| Ricorso a professionisti o intermediari esterni | __ | |
| Pagamenti effettuati da soggetti diversi dal cliente | __ | |
| Utilizzo di conti o strumenti intestati a terzi | __ | |
| Elevata frequenza o complessità delle operazioni | __ | |
| Mancanza di coerenza tra operazione e profilo del cliente | __ | |Punteggio medio rischio modalità operative: __
Livello di rischio modalità operative: ____
—
6.5 Calcolo del rischio inerente complessivo
| Area di rischio | Punteggio medio | Peso percentuale | Punteggio ponderato |
|—|—:|—:|—:|
| Clientela | __ | __% | __ |
| Area geografica | __ | __% | __ |
| Servizi professionali | __ | __% | __ |
| Modalità operative | __ | __% | __ |Punteggio complessivo del rischio inerente: __
Livello di rischio inerente: __
—
7. Valutazione dell’adeguatezza dei presidi
7.1 Organizzazione interna
| Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
|—|—|—|—:|
| Organigramma aggiornato | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Attribuzione di ruoli e responsabilità | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Nomina del responsabile dei controlli | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Separazione delle funzioni | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Procedura di accettazione della clientela | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Procedura di gestione dei clienti ad alto rischio | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Procedura di gestione delle anomalie | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Procedura di aggiornamento dei dati | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Sistema di controllo interno | ☐ Sì ☐ No | __ | ____ |—
7.2 Adeguata verifica della clientela
| Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
|—|—|—|—:|
| Identificazione del cliente | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Verifica dell’identità | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Identificazione del titolare effettivo | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Acquisizione dello scopo e della natura del rapporto | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Valutazione del profilo di rischio | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Verifica della provenienza dei fondi | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Verifica della posizione del cliente rispetto a liste sanzionatorie | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Applicazione di misure rafforzate | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Aggiornamento periodico dei dati | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Controllo della documentazione acquisita | ☐ Sì ☐ No | __ | ____ |—
7.3 Conservazione della documentazione
| Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
|—|—|—|—:|
| Fascicolo cliente completo | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Conservazione dei documenti identificativi | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Conservazione della documentazione relativa alle prestazioni | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Tracciabilità delle verifiche effettuate | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Accesso limitato alla documentazione | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Backup dei dati | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Tempi di conservazione formalizzati | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Procedura di distruzione o cancellazione sicura | ☐ Sì ☐ No | __ | ____ |—
7.4 Rilevazione delle anomalie
| Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
|—|—|—|—:|
| Indicatori di anomalia formalizzati | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Monitoraggio delle operazioni | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Registrazione delle anomalie | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Valutazione delle segnalazioni interne | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Escalation al responsabile competente | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Tracciabilità delle decisioni assunte | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Riservatezza delle informazioni | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Procedura di segnalazione delle operazioni sospette | ☐ Sì ☐ No | __ | ____ |—
7.5 Formazione
| Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
|—|—|—|—:|
| Piano annuale di formazione | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Formazione iniziale del personale | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Aggiornamento periodico | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Formazione specifica per le funzioni di controllo | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Registrazione delle presenze | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Verifica dell’apprendimento | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Formazione su privacy e sicurezza informatica | ☐ Sì ☐ No | __ | ____ |—
7.6 Sicurezza informatica e protezione dei dati
| Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
|—|—|—|—:|
| Autenticazione individuale degli utenti | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Gestione delle credenziali di accesso | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Limitazione degli accessi per ruolo | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Antivirus e sistemi di protezione | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Aggiornamento dei sistemi | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Backup periodici | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Cifratura dei dati sensibili | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Piano di gestione degli incidenti informatici | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Piano di continuità operativa | ☐ Sì ☐ No | __ | |
| Verifica dei fornitori tecnologici | ☐ Sì ☐ No | __ | ____ |—
8. Calcolo del rischio residuo
| Area di controllo | Rischio inerente | Adeguatezza dei presidi | Rischio residuo |
|—|—:|—:|—:|
| Organizzazione interna | __ | __ | __ |
| Adeguata verifica | __ | __ | __ |
| Conservazione documentale | __ | __ | __ |
| Rilevazione anomalie | __ | __ | __ |
| Formazione | __ | __ | __ |
| Sicurezza informatica | __ | __ | __ |
| Continuità operativa | __ | __ | __ |Punteggio complessivo del rischio residuo: __
Livello di rischio residuo: _____
—
9. Principali criticità rilevate
| N. | Area | Criticità | Gravità | Priorità |
|—:|—|—|—|—|
| 1 | __ | __ | __ | __ |
| 2 | __ | __ | __ | __ |
| 3 | __ | __ | __ | __ |
| 4 | __ | __ | __ | __ |
| 5 | __ | __ | __ | __ |—
10. Piano di intervento
| N. | Misura correttiva | Responsabile | Termine | Stato di attuazione |
|—:|—|—|—|—|
| 1 | __ | __ | __ | __ |
| 2 | __ | __ | __ | __ |
| 3 | __ | __ | __ | __ |
| 4 | __ | __ | __ | __ |
| 5 | __ | __ | __ | __ |—
11. Monitoraggio e aggiornamento
L’autovalutazione deve essere aggiornata:
- con periodicità almeno annuale;
- in caso di modifiche rilevanti alla struttura dello studio;
- in caso di introduzione di nuovi servizi professionali;
- in caso di variazioni significative della clientela;
- in caso di modifiche normative o regolamentari;
- a seguito di violazioni, anomalie o incidenti rilevanti;
- a seguito di controlli interni o esterni;
- in caso di rilevanti incidenti informatici o perdita di dati.
Periodicità prevista per il riesame: _____
Responsabile del monitoraggio: __
Data del prossimo aggiornamento: ____
—
12. Esito dell’autovalutazione
Rischio inerente complessivo: ___
Adeguatezza complessiva dei presidi: _
Rischio residuo complessivo: _____
Giudizio finale:
☐ Rischio basso
☐ Rischio medio-basso
☐ Rischio medio-alto
☐ Rischio altoNecessità di interventi correttivi:
☐ No
☐ Sì, con priorità ordinaria
☐ Sì, con priorità elevata
☐ Sì, con intervento immediatoMisure prioritarie da adottare:
____
____
____—
13. Approvazione
Redatto da:
Qualifica: __
Data: __
Firma: ____
Verificato da: __
Qualifica: __
Data: __
Firma: _
Approvato dal titolare o dagli organi responsabili dello studio:
Nome e cognome: ____
Data: __
Firma: _