Fac simile piano formativo apprendistato professionalizzante studi professionali​

È il documento che definisce il percorso di formazione dell’apprendista assunto presso uno studio professionale. Indica gli obiettivi da raggiungere, le competenze tecniche e trasversali da acquisire, le attività formative, i tempi, le modalità di svolgimento e il ruolo del tutor. Il piano viene predisposto in base al profilo professionale, al livello di partenza dell’apprendista e alle regole previste dalla normativa e dal contratto collettivo applicato, integrando formazione interna allo studio ed eventuale formazione esterna.

Come scrivere piano formativo apprendistato professionalizzante studi professionali​

Il piano formativo dell’apprendistato professionalizzante negli studi professionali deve descrivere in modo concreto e verificabile il percorso attraverso il quale l’apprendista acquisirà le competenze necessarie per svolgere la mansione prevista e, quando applicabile, conseguire la qualificazione professionale indicata nel contratto collettivo di riferimento. Non dovrebbe essere un documento generico o una semplice ripetizione della qualifica contrattuale, ma uno strumento collegato alle attività effettivamente svolte nello studio, al livello di partenza della persona e agli obiettivi professionali da raggiungere.

Anzitutto devono essere indicati i dati del datore di lavoro, dello studio professionale e dell’apprendista, insieme alla data di instaurazione del rapporto, alla durata dell’apprendistato, al contratto collettivo applicato, al livello di inquadramento iniziale e a quello eventualmente previsto al termine del percorso. È opportuno specificare anche la qualifica o il profilo professionale oggetto dell’apprendistato, per esempio impiegato amministrativo, addetto alla contabilità, collaboratore di studio, addetto paghe e contributi, operatore di segreteria, praticante o altra figura prevista dal CCNL applicato. La denominazione deve essere coerente con le attività realmente affidate all’apprendista e con le declaratorie e i profili professionali del contratto collettivo.

Il piano deve contenere una descrizione della situazione iniziale dell’apprendista. Occorre quindi riportare, per quanto rilevante, il titolo di studio posseduto, eventuali qualifiche professionali, esperienze lavorative precedenti, competenze già acquisite, conoscenze informatiche, eventuali periodi di tirocinio e ogni altro elemento utile a determinare il livello di partenza. Queste informazioni servono a personalizzare la formazione e a evitare che il percorso sia identico per tutti, soprattutto quando l’apprendista possiede già alcune competenze o, al contrario, necessita di un affiancamento più intenso.

Devono essere indicati gli obiettivi formativi finali e intermedi. Gli obiettivi devono essere formulati in termini concreti, specificando che cosa l’apprendista dovrà conoscere e che cosa dovrà essere in grado di fare al termine del percorso. Per esempio, nel caso di un addetto alla contabilità, il piano può prevedere l’acquisizione progressiva delle competenze relative alla raccolta e verifica dei documenti contabili, alla registrazione delle fatture, alla gestione degli incassi e dei pagamenti, alla riconciliazione bancaria, all’utilizzo del software gestionale e alla predisposizione dei dati necessari per gli adempimenti fiscali, sempre sotto la supervisione del professionista responsabile. Nel caso di un addetto paghe, dovrebbero essere considerate, tra le altre, la raccolta delle presenze, l’inserimento delle variabili mensili, la gestione delle assenze e degli istituti contrattuali, l’elaborazione controllata dei cedolini e la predisposizione degli adempimenti connessi. Per una figura di segreteria, invece, possono essere previste competenze relative alla gestione delle comunicazioni, dell’agenda, dell’archivio, del rapporto con la clientela, della protocollazione e degli strumenti digitali dello studio.

Il piano deve distinguere, per quanto necessario, la formazione di base e trasversale da quella professionalizzante. La formazione di base e trasversale riguarda competenze comuni, come la sicurezza sul lavoro, l’organizzazione aziendale, la comunicazione, la collaborazione con i colleghi, la gestione del tempo, la qualità del servizio, la riservatezza, la protezione dei dati personali, la consapevolezza dei diritti e dei doveri del lavoratore e l’utilizzo corretto degli strumenti informatici. La formazione professionalizzante deve invece essere collegata al ruolo concreto ricoperto nello studio e comprendere le conoscenze tecniche, normative e operative necessarie per svolgere le mansioni assegnate.

Nel settore degli studi professionali è importante includere anche gli aspetti legati alla riservatezza e alla gestione delle informazioni. L’apprendista può venire a conoscenza di dati fiscali, contabili, previdenziali, sanitari, societari o personali dei clienti. Il piano dovrebbe quindi prevedere la conoscenza delle regole interne sul segreto professionale, sulla protezione dei dati, sull’uso delle credenziali, sulla conservazione dei documenti, sull’invio telematico degli atti, sulla gestione della posta elettronica e sulla prevenzione di accessi o comunicazioni non autorizzati. Quando lo studio tratta dati particolarmente delicati, è utile precisare i comportamenti consentiti, i limiti dell’autonomia dell’apprendista e le procedure da seguire in caso di errore, perdita di documenti o sospetta violazione dei sistemi.

Devono essere descritte le modalità con cui la formazione sarà realizzata. Nel rapporto di apprendistato la formazione può avvenire attraverso affiancamento e tutoraggio, istruzioni operative, esercitazioni, analisi di casi, partecipazione a riunioni, formazione interna, corsi esterni, formazione a distanza o attività organizzate dagli enti competenti. Il piano dovrebbe chiarire quali attività saranno svolte direttamente nello studio, quali eventualmente presso soggetti esterni e chi avrà la responsabilità della loro organizzazione. È importante indicare anche come sarà garantito il collegamento tra la spiegazione teorica e l’attività pratica: l’apprendista dovrebbe inizialmente osservare, poi svolgere le attività con supervisione e infine acquisire un’autonomia graduale, compatibilmente con la complessità delle mansioni e con i limiti derivanti dalla natura professionale delle attività.

Un elemento essenziale è l’individuazione del tutor o referente aziendale. Nel piano devono comparire il suo nominativo, il ruolo ricoperto, l’esperienza professionale e le funzioni che svolgerà. Il tutor deve accompagnare l’apprendista, spiegare le procedure, controllare l’esecuzione delle attività, correggere gli errori, verificare i progressi e mantenere il collegamento tra il percorso formativo e le esigenze dello studio. Quando l’attività riguarda ambiti riservati al professionista o richiede responsabilità specifiche, il piano dovrebbe precisare che l’apprendista opera sotto la supervisione del professionista o del responsabile individuato e che non può assumere autonomamente decisioni o sottoscrivere atti per i quali non è abilitato.

Il piano deve inoltre indicare la durata e la distribuzione della formazione. È necessario specificare, in relazione alle disposizioni applicabili del CCNL, della normativa nazionale e della disciplina regionale, il monte ore complessivo, la ripartizione tra formazione trasversale e professionalizzante, la frequenza prevista e il periodo nel quale le attività saranno svolte. La formazione deve essere compatibile con l’orario di lavoro e deve essere effettivamente resa disponibile all’apprendista. Quando la disciplina applicabile prevede una diversa durata in base al titolo di studio o alla situazione individuale, tale elemento deve essere considerato e motivato. Il piano può prevedere una scansione per annualità o per fasi, con obiettivi progressivi e attività adeguate al livello raggiunto.

È opportuno descrivere anche gli strumenti e le risorse utilizzati: software gestionali, programmi di contabilità o paghe, banche dati normative, modulistica, manuali interni, procedure dello studio, piattaforme telematiche, strumenti di archiviazione e dispositivi necessari per la formazione. Se l’apprendista utilizza programmi contenenti dati dei clienti, il piano dovrebbe precisare che l’accesso avviene secondo profili autorizzati e nel rispetto delle procedure di sicurezza.

Devono essere previste modalità di verifica dell’apprendimento. La verifica non deve limitarsi alla firma di presenza, ma dovrebbe consentire di accertare se l’apprendista ha realmente acquisito le competenze indicate. Possono essere utilizzati l’osservazione diretta, esercitazioni pratiche, prove su casi simulati, controllo di documenti predisposti dall’apprendista, colloqui periodici, questionari, valutazioni del tutor e riscontri sulla capacità di lavorare con livelli crescenti di autonomia. Il piano dovrebbe indicare quando saranno effettuate le verifiche, quali criteri saranno utilizzati e come saranno registrati i risultati. In caso di difficoltà, dovrebbero essere previste attività di recupero, ulteriore affiancamento o modifica temporanea degli obiettivi.

Il documento dovrebbe contenere anche le modalità di registrazione della formazione svolta. È consigliabile predisporre un registro, cartaceo o digitale, nel quale annotare la data, la durata, l’argomento trattato, il formatore o tutor, la modalità utilizzata e l’eventuale esito della verifica. La documentazione deve essere conservata insieme al piano, al contratto e agli altri atti del rapporto, così da dimostrare l’effettivo svolgimento della formazione in caso di controlli o contestazioni. Eventuali variazioni delle mansioni, del tutor, dell’organizzazione dello studio o degli obiettivi dovrebbero essere riportate e motivate.

Una parte specifica deve riguardare la sicurezza sul lavoro. Anche in uno studio professionale, dove i rischi possono apparire limitati, devono essere considerate la formazione generale e specifica prevista dalla normativa, l’uso corretto delle attrezzature, la postura e il lavoro al videoterminale, la gestione dell’emergenza, i rischi elettrici, le procedure di evacuazione, lo stress lavoro-correlato e ogni ulteriore rischio individuato nella valutazione dei rischi. La formazione sulla sicurezza deve essere coordinata con gli obblighi previsti dal documento di valutazione dei rischi e non può essere sostituita da una semplice informazione informale.

Il piano dovrebbe infine chiarire il rapporto tra formazione e svolgimento delle mansioni. L’apprendista deve essere impiegato in attività coerenti con il percorso e non utilizzato esclusivamente per compiti ripetitivi o estranei alla qualificazione prevista. È legittimo assegnare inizialmente attività semplici, ma il piano deve descrivere una crescita professionale progressiva. Devono essere indicati i limiti dell’autonomia, le attività che richiedono autorizzazione o controllo del tutor e le responsabilità che rimangono in capo al professionista o al datore di lavoro.

Dal punto di vista formale, il piano deve essere redatto in modo chiaro, datato e sottoscritto dal datore di lavoro e dall’apprendista, con l’eventuale coinvolgimento del tutor, dell’ente formativo o di altri soggetti previsti dalla disciplina applicabile. Non è sufficiente utilizzare un modello standard compilato superficialmente: il contenuto deve essere adattato alla qualifica, alle attività dello studio, al contratto collettivo applicato e alle regole della Regione competente. Poiché la disciplina può cambiare in base al CCNL Studi Professionali, agli accordi interconfederali e alle disposizioni regionali sulla formazione trasversale, prima della sottoscrizione è opportuno verificare il testo vigente e, se necessario, far controllare il piano da un consulente del lavoro o da un professionista competente in materia di apprendistato.

Esempio piano formativo apprendistato professionalizzante studi professionali​

PIANO FORMATIVO INDIVIDUALE

APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE – STUDI PROFESSIONALI

1. DATI DEL DATORE DI LAVORO

Denominazione dello studio professionale: _

Titolare/Legale rappresentante: ____

Sede legale: __

Sede di svolgimento della prestazione lavorativa: ____

Codice fiscale e Partita IVA: _____

Telefono: __ E-mail: ___

Contratto collettivo applicato: CCNL Studi Professionali

Consulente del lavoro/Referente amministrativo: __

2. DATI DELL’APPRENDISTA

Nome e cognome: __

Codice fiscale: ____

Luogo e data di nascita:

Residenza: ___

Titolo di studio: _

Eventuale qualifica professionale: __

Esperienze lavorative precedenti: __

Eventuali competenze già acquisite:

Tipologia di apprendistato: apprendistato professionalizzante

Data di assunzione: ___

Qualifica professionale da conseguire: _

Livello di inquadramento iniziale: __

Livello di inquadramento finale: ____

Durata complessiva del contratto: _

Periodo di prova: ___

Orario di lavoro: _____

Articolazione dell’orario: __

3. DATI DEL TUTOR O REFERENTE AZIENDALE

Nome e cognome: __

Qualifica: ____

Anzianità professionale: ____

Ruolo ricoperto nello studio:

Recapito: ____

Il tutor aziendale affianca l’apprendista durante il percorso formativo, favorisce l’inserimento nel contesto lavorativo, verifica l’apprendimento delle competenze, coordina le attività formative e documenta i risultati raggiunti.

4. FINALITÀ DEL PIANO FORMATIVO

Il presente Piano Formativo Individuale definisce il percorso di formazione e di crescita professionale dell’apprendista assunto presso lo studio professionale.

Il percorso è finalizzato all’acquisizione delle competenze necessarie per lo svolgimento autonomo e responsabile delle attività proprie del profilo professionale di riferimento, attraverso l’integrazione tra formazione teorica, formazione pratica e attività lavorativa.

La formazione sarà realizzata mediante affiancamento, osservazione, esercitazioni pratiche, utilizzo di procedure e strumenti professionali, partecipazione a riunioni operative, formazione interna ed eventuale formazione esterna, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, dal contratto collettivo applicato e dalle disposizioni regionali competenti.

5. PROFILO PROFESSIONALE E COMPITI PRINCIPALI

L’apprendista sarà inserito nel profilo professionale di:

__

Le principali attività previste sono:

  • accoglienza e assistenza di clienti e utenti;
  • gestione delle comunicazioni telefoniche e della posta elettronica;
  • protocollazione, classificazione e archiviazione della documentazione;
  • acquisizione, verifica e organizzazione dei dati e dei documenti;
  • utilizzo di strumenti informatici e gestionali;
  • predisposizione di lettere, comunicazioni, prospetti e documenti;
  • inserimento e aggiornamento di dati nei sistemi informativi dello studio;
  • supporto alle attività amministrative, contabili, fiscali o professionali;
  • gestione delle scadenze operative;
  • consultazione e applicazione delle procedure interne;
  • collaborazione con i professionisti e con il personale dello studio;
  • gestione delle relazioni con clienti, fornitori, enti e interlocutori esterni;
  • svolgimento delle attività nel rispetto della riservatezza e della protezione dei dati personali;
  • applicazione delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
  • ulteriori attività coerenti con il profilo professionale e con il livello di inquadramento.

    6. OBIETTIVI FORMATIVI GENERALI

    Al termine del percorso l’apprendista dovrà essere in grado di:

  • comprendere l’organizzazione e il funzionamento dello studio professionale;
  • conoscere il ruolo e le responsabilità connesse alla propria mansione;
  • svolgere le attività assegnate con crescente autonomia;
  • utilizzare correttamente gli strumenti informatici e i software professionali;
  • organizzare il lavoro secondo priorità, scadenze e istruzioni ricevute;
  • applicare le procedure operative interne;
  • comunicare in modo corretto, professionale ed efficace;
  • gestire la documentazione nel rispetto delle regole di riservatezza;
  • riconoscere le situazioni che richiedono il supporto del tutor o del professionista;
  • verificare la correttezza delle attività svolte;
  • collaborare con il gruppo di lavoro;
  • rispettare gli obblighi contrattuali, organizzativi e comportamentali;
  • operare nel rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza;
  • acquisire le competenze tecnico-professionali proprie del profilo assegnato.

    7. COMPETENZE TRASVERSALI

    L’apprendista dovrà sviluppare le seguenti competenze trasversali:

  • capacità di comunicare con colleghi, professionisti e clienti;
  • capacità di ascolto e comprensione delle richieste;
  • gestione del tempo e delle priorità;
  • precisione e affidabilità nello svolgimento delle mansioni;
  • capacità di lavorare in gruppo;
  • capacità di risolvere problemi operativi;
  • autonomia nella gestione delle attività assegnate;
  • capacità di adattamento alle procedure e agli strumenti dello studio;
  • orientamento alla qualità del servizio;
  • consapevolezza del ruolo professionale;
  • rispetto delle regole e delle responsabilità;
  • capacità di apprendere dall’esperienza e dai feedback ricevuti.

    8. COMPETENZE DI BASE E ORGANIZZATIVE

    L’apprendista acquisirà competenze relative a:

  • organizzazione dello studio professionale;
  • ruoli e funzioni del personale;
  • principali servizi offerti dallo studio;
  • gestione dei flussi documentali;
  • gestione delle comunicazioni;
  • utilizzo della posta elettronica e degli strumenti digitali;
  • gestione delle agende e delle scadenze;
  • archiviazione cartacea e digitale;
  • terminologia professionale;
  • principi di riservatezza e segreto professionale;
  • tutela dei dati personali;
  • comportamento professionale nei rapporti con l’utenza;
  • procedure interne di controllo e verifica.

    9. COMPETENZE TECNICO-PROFESSIONALI

    In relazione al profilo professionale assegnato, l’apprendista dovrà acquisire progressivamente le seguenti competenze:

  • ricevere, classificare e registrare la documentazione;
  • controllare la completezza formale dei documenti ricevuti;
  • predisporre la documentazione secondo modelli e istruzioni;
  • effettuare l’inserimento dei dati nei gestionali dello studio;
  • aggiornare archivi e banche dati;
  • eseguire attività di segreteria e supporto amministrativo;
  • predisporre comunicazioni scritte e documenti professionali;
  • gestire le richieste dei clienti secondo le procedure interne;
  • organizzare appuntamenti, riunioni e scadenze;
  • supportare la raccolta dei dati necessari alle attività dello studio;
  • effettuare controlli preliminari sulla documentazione;
  • utilizzare fogli elettronici, programmi di videoscrittura e applicativi gestionali;
  • svolgere attività di ausilio contabile, fiscale, paghe, amministrativa o professionale, ove prevista;
  • riconoscere le anomalie e segnalarle al tutor o al professionista;
  • applicare le istruzioni operative e le procedure di qualità;
  • archiviare e conservare i documenti secondo i criteri stabiliti;
  • svolgere le attività nel rispetto delle scadenze;
  • operare con progressiva autonomia e responsabilità.

    10. FORMAZIONE SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

    L’apprendista sarà formato sui rischi connessi all’attività lavorativa e sulle relative misure di prevenzione e protezione.

    I contenuti comprenderanno:

  • principi generali di salute e sicurezza sul lavoro;
  • diritti e doveri dei lavoratori;
  • rischi specifici presenti nell’ambiente di lavoro;
  • corretto utilizzo delle attrezzature e delle postazioni di lavoro;
  • ergonomia e organizzazione della postazione;
  • rischio elettrico e rischio incendio;
  • procedure di emergenza ed evacuazione;
  • segnaletica di sicurezza;
  • gestione degli infortuni e delle situazioni di pericolo;
  • uso corretto dei dispositivi eventualmente necessari;
  • prevenzione dei rischi derivanti dall’uso prolungato dei videoterminali;
  • obblighi di segnalazione e comportamento sicuro.

    La formazione sarà effettuata secondo la normativa vigente e la classificazione del rischio applicabile allo studio professionale.

    11. FORMAZIONE SULLA PRIVACY E SULLA RISERVATEZZA

    L’apprendista sarà istruito in merito a:

  • principi fondamentali della protezione dei dati personali;
  • obblighi di riservatezza e segreto professionale;
  • corretto trattamento dei dati dei clienti e dei collaboratori;
  • utilizzo sicuro della posta elettronica;
  • gestione delle password e degli accessi;
  • conservazione e distruzione dei documenti;
  • divieto di divulgazione di informazioni riservate;
  • utilizzo corretto di documenti cartacei e digitali;
  • procedure interne in caso di errore, perdita o accesso non autorizzato ai dati.

    12. ARTICOLAZIONE DELLA FORMAZIONE

    La formazione sarà articolata nelle seguenti modalità:

    Formazione interna

    La formazione interna sarà svolta presso lo studio professionale mediante:

  • affiancamento al tutor;
  • osservazione diretta delle attività;
  • esercitazioni pratiche;
  • analisi di casi operativi;
  • utilizzo guidato degli strumenti informatici;
  • verifica delle attività svolte;
  • riunioni periodiche di confronto;
  • correzione degli errori e condivisione delle procedure;
  • progressiva assegnazione di compiti e responsabilità.

    Formazione esterna

    La formazione esterna potrà essere svolta presso enti di formazione accreditati, organismi paritetici, soggetti autorizzati o mediante altre modalità previste dalla normativa vigente.

    I contenuti potranno riguardare:

  • competenze di base e trasversali;
  • comunicazione e relazione professionale;
  • organizzazione del lavoro;
  • sicurezza sul lavoro;
  • competenze digitali;
  • normativa applicabile al settore;
  • sviluppo delle competenze tecnico-professionali.

    13. PROGRAMMA FORMATIVO

    Fase iniziale – Inserimento nello studio

    Periodo: dal __ al __

    Contenuti:

  • presentazione dello studio, dei professionisti e del personale;
  • illustrazione dell’organizzazione interna;
  • descrizione del ruolo e delle mansioni;
  • presentazione dell’orario e delle regole interne;
  • conoscenza degli strumenti di lavoro;
  • formazione sui comportamenti professionali;
  • formazione sulla sicurezza;
  • formazione sulla privacy e sulla riservatezza;
  • affiancamento alle attività quotidiane.

    Risultati attesi:

  • conoscere l’ambiente di lavoro;
  • comprendere le principali regole organizzative;
  • riconoscere i referenti interni;
  • utilizzare correttamente la postazione di lavoro;
  • svolgere semplici attività con supervisione.

    Fase intermedia – Acquisizione delle competenze operative

    Periodo: dal __ al __

    Contenuti:

  • gestione della documentazione;
  • utilizzo dei software e degli applicativi;
  • gestione della posta elettronica;
  • inserimento e aggiornamento dei dati;
  • organizzazione delle attività;
  • gestione delle scadenze;
  • predisposizione di comunicazioni e documenti;
  • supporto alle attività amministrative e professionali;
  • relazione con clienti e interlocutori esterni;
  • applicazione delle procedure interne.

    Risultati attesi:

  • svolgere le attività operative assegnate;
  • utilizzare gli strumenti con supervisione ridotta;
  • gestire correttamente la documentazione;
  • rispettare le scadenze;
  • comunicare eventuali problemi o anomalie;
  • lavorare in collaborazione con il gruppo.

    Fase avanzata – Consolidamento dell’autonomia

    Periodo: dal __ al __

    Contenuti:

  • gestione autonoma delle attività ricorrenti;
  • controllo della correttezza del lavoro svolto;
  • organizzazione delle priorità;
  • gestione delle richieste secondo le procedure;
  • supporto alle attività più complesse;
  • individuazione e segnalazione delle anomalie;
  • collaborazione nella gestione dei flussi di lavoro;
  • applicazione consapevole delle norme di riservatezza;
  • miglioramento continuo delle modalità operative.

    Risultati attesi:

  • svolgere le mansioni con autonomia adeguata;
  • gestire le attività nel rispetto delle priorità;
  • applicare correttamente le procedure;
  • interagire in modo professionale con i diversi interlocutori;
  • verificare il proprio operato;
  • contribuire al buon funzionamento dello studio.

    14. METODOLOGIE FORMATIVE

    Le attività formative saranno realizzate attraverso:

  • formazione teorica;
  • affiancamento operativo;
  • formazione on the job;
  • dimostrazione pratica;
  • esercitazioni individuali;
  • simulazione di situazioni lavorative;
  • analisi di casi;
  • studio di procedure e istruzioni;
  • partecipazione a riunioni;
  • confronto con il tutor;
  • verifica periodica delle competenze.

    15. DURATA E FREQUENZA DELLA FORMAZIONE

    La formazione sarà programmata in relazione alla durata del contratto, al profilo professionale, al livello di ingresso, alle competenze possedute dall’apprendista e alla normativa applicabile.

    Monte ore complessivo previsto:

    Formazione di base e trasversale: __

    Formazione tecnico-professionale: __

    Formazione interna: ____

    Formazione esterna: ___

    La formazione sarà svolta durante l’orario di lavoro e sarà registrata mediante apposita documentazione.

    16. MODALITÀ DI VERIFICA DELL’APPRENDIMENTO

    La verifica dell’apprendimento sarà effettuata attraverso:

  • osservazione diretta delle attività;
  • prove pratiche;
  • esercitazioni;
  • controllo della documentazione prodotta;
  • colloqui individuali;
  • questionari o test, ove previsti;
  • verifica del rispetto delle procedure;
  • valutazione della capacità di lavorare in autonomia;
  • analisi degli errori e delle modalità di correzione;
  • confronto periodico con il tutor.

    Le verifiche saranno effettuate con cadenza:

  • mensile;
  • trimestrale;
  • semestrale;
  • al termine di ciascuna fase formativa;
  • al termine del percorso formativo.

    17. CRITERI DI VALUTAZIONE

    La valutazione terrà conto dei seguenti elementi:

  • conoscenza delle procedure;
  • correttezza nello svolgimento delle attività;
  • precisione e affidabilità;
  • rispetto delle scadenze;
  • capacità di utilizzare gli strumenti di lavoro;
  • capacità di comunicazione;
  • capacità di lavorare in gruppo;
  • autonomia operativa;
  • capacità di riconoscere e segnalare problemi;
  • rispetto della riservatezza;
  • rispetto delle norme di sicurezza;
  • progressi rispetto al livello iniziale;
  • raggiungimento degli obiettivi formativi.

    Livelli di valutazione:

  • non ancora acquisita;
  • acquisita con assistenza costante;
  • acquisita con supervisione;
  • acquisita in autonomia;
  • acquisita con capacità di supporto ad altri.

    18. OBBLIGHI DELL’APPRENDISTA

    L’apprendista si impegna a:

  • partecipare con regolarità alle attività formative;
  • rispettare l’orario di lavoro;
  • svolgere le mansioni assegnate con diligenza;
  • seguire le indicazioni del tutor e dei professionisti;
  • utilizzare correttamente strumenti e attrezzature;
  • rispettare le procedure interne;
  • mantenere la massima riservatezza sulle informazioni apprese;
  • rispettare la normativa in materia di salute e sicurezza;
  • comunicare tempestivamente eventuali difficoltà;
  • collaborare alle verifiche periodiche;
  • applicare le competenze progressivamente acquisite.

    19. IMPEGNI DEL DATORE DI LAVORO

    Il datore di lavoro si impegna a:

  • garantire lo svolgimento della formazione prevista;
  • mettere a disposizione strumenti, materiali e procedure necessari;
  • assicurare l’affiancamento del tutor;
  • favorire la progressiva acquisizione delle competenze;
  • fornire istruzioni chiare e coerenti;
  • verificare periodicamente i risultati dell’apprendimento;
  • registrare le attività formative svolte;
  • garantire il rispetto della normativa vigente;
  • adottare le misure necessarie per la salute e sicurezza dell’apprendista;
  • informare l’apprendista sulle procedure interne e sugli obblighi di riservatezza.

    20. MONITORAGGIO DEL PERCORSO

    Il tutor effettuerà periodicamente il monitoraggio del percorso mediante colloqui individuali, osservazione delle attività e verifica degli obiettivi raggiunti.

    Eventuali modifiche alle mansioni, agli obiettivi o alle modalità formative saranno concordate con l’apprendista e formalizzate secondo le procedure previste.

    Data del primo monitoraggio:

    Data del secondo monitoraggio: __

    Data del monitoraggio finale: ____

    Esito del monitoraggio: __

    Eventuali azioni correttive: _____

    21. ESITO FINALE DEL PERCORSO

    Al termine del periodo formativo sarà verificato il livello di acquisizione delle competenze previste dal presente Piano Formativo Individuale.

    Competenze raggiunte:

    __

    __

    __

    Competenze da consolidare:

    __

    __

    __

    Valutazione complessiva:

    __

    Esito finale:

    ☐ percorso completato con raggiungimento degli obiettivi

    ☐ percorso completato con obiettivi parzialmente raggiunti

    ☐ percorso da integrare con ulteriore formazione

    ☐ percorso non completato

    Data della valutazione finale: __

    22. FIRME

    Luogo e data: _____

    Il datore di lavoro
    Firma: __

    L’apprendista
    Firma: __

    Il tutor aziendale
    Firma: __

    Eventuale ente formativo
    Firma: __

Fac simile dichiarazione di valore titolo di studio​

È un documento informativo rilasciato dall’autorità diplomatica italiana competente che descrive un titolo di studio conseguito all’estero, indicando l’istituto che lo ha emesso, la durata del percorso, il livello di studi e il valore legale nel Paese d’origine. Serve a facilitare la valutazione del titolo da parte di università, enti pubblici o datori di lavoro in Italia, ma non equivale automaticamente al suo riconoscimento o alla dichiarazione di equivalenza.

Come scrivere dichiarazione di valore titolo di studio​

La dichiarazione di valore è un documento informativo rilasciato, generalmente, dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana competente per il luogo in cui è stato conseguito un titolo di studio straniero. Serve a descrivere il titolo secondo l’ordinamento scolastico o universitario del Paese di origine e a fornire alle autorità, alle università, agli enti pubblici o ai datori di lavoro italiani gli elementi necessari per valutarlo. Non costituisce, di per sé, un provvedimento di riconoscimento, equipollenza o equivalenza del titolo: la decisione finale spetta all’istituzione italiana competente per lo scopo specifico.

Il documento deve innanzitutto identificare chiaramente la persona a cui il titolo appartiene. Di norma sono riportati nome e cognome, luogo e data di nascita, cittadinanza e, quando necessario, gli estremi del documento d’identità o del passaporto. Questi dati devono corrispondere esattamente a quelli presenti nel titolo, nel certificato finale e negli altri documenti scolastici o universitari. In caso di variazioni del nome, errori anagrafici o differenze nella traslitterazione, può essere necessario allegare documentazione ufficiale che spieghi o dimostri la corrispondenza.

Devono essere indicati in modo preciso l’istituto, la scuola, l’università o l’altra istituzione che ha rilasciato il titolo, specificandone la denominazione ufficiale, la sede, la natura giuridica e, quando rilevante, l’autorità pubblica o privata da cui è autorizzata o accreditata. La dichiarazione normalmente chiarisce se l’istituzione appartiene al sistema educativo ufficiale del Paese, se è riconosciuta dallo Stato e se il percorso di studi è stato svolto presso la sede principale oppure presso una sede distaccata, un centro convenzionato o un ente collegato.

Un elemento fondamentale è la denominazione esatta del titolo conseguito, riportata nella lingua originale e, quando previsto, accompagnata da una traduzione o da una spiegazione in italiano. Vengono normalmente specificati il livello del titolo, l’indirizzo o la specializzazione, il corso frequentato, la durata ufficiale degli studi e l’anno accademico o scolastico di conseguimento. Se il percorso comprende più cicli, come una laurea triennale seguita da una laurea magistrale, la dichiarazione può distinguere i diversi titoli e indicare per ciascuno la durata e il livello corrispondente nel sistema educativo straniero.

La dichiarazione deve descrivere anche il percorso formativo seguito. Possono essere indicati la durata normale e quella effettiva del corso, i requisiti di accesso, gli eventuali esami di ammissione, il numero di anni di scolarità precedenti richiesti e la struttura degli studi. Per i titoli universitari, sono spesso riportati il settore disciplinare, gli insegnamenti principali, il numero complessivo di crediti o ore, l’eventuale attività pratica, il tirocinio, la tesi o il progetto finale. Queste informazioni aiutano l’autorità italiana a comprendere il contenuto e l’ampiezza della formazione, senza però determinare automaticamente una corrispondenza con un corso italiano.

Un’altra informazione importante riguarda gli effetti giuridici del titolo nel Paese di origine. La dichiarazione può precisare a quale livello dell’istruzione nazionale corrisponde il titolo, quali diritti accademici permette di esercitare e se consente l’accesso a ulteriori studi. Per esempio, può indicare se il diploma permette di iscriversi all’università, se una laurea consente l’accesso a corsi di livello superiore o se il titolo è richiesto per partecipare a concorsi o esercitare determinate professioni.

Quando il titolo abilita all’esercizio di una professione regolamentata, la dichiarazione può specificare se è necessario un ulteriore esame di Stato, un tirocinio, l’iscrizione a un albo professionale, una licenza o un’autorizzazione amministrativa. È importante distinguere il titolo accademico dall’abilitazione professionale: il possesso di una laurea straniera non significa automaticamente che la persona possa esercitare in Italia la professione corrispondente. Per le professioni regolamentate, il riconoscimento viene effettuato dall’autorità italiana competente, secondo la normativa applicabile.

Di solito viene riportata anche la votazione finale, il sistema di valutazione utilizzato nel Paese di origine e, se disponibile, la spiegazione della scala dei voti. La dichiarazione può chiarire il voto minimo per il superamento degli esami, il voto massimo conseguibile, il significato della valutazione ottenuta e l’eventuale menzione dellode o di altre qualifiche. In genere non contiene una conversione automatica del voto straniero in un voto italiano, perché tale conversione può dipendere dall’università, dall’amministrazione o dalla procedura concreta per cui il documento viene utilizzato.

Un aspetto essenziale è la verifica formale dell’autenticità e della validità del titolo. A seconda del Paese, il documento di studio può dover essere legalizzato dall’autorità competente, munito di apostille, accompagnato da una certificazione di autenticità oppure verificato attraverso banche dati o sistemi ufficiali. La rappresentanza italiana può richiedere una dichiarazione di autenticità rilasciata dall’istituzione che ha emesso il titolo o da un’autorità educativa del Paese. La dichiarazione di valore indica normalmente sulla base di quali documenti è stata redatta e se il titolo risulta autentico, valido e riconosciuto nel sistema nazionale di appartenenza.

Devono essere specificati anche lo scopo per il quale la dichiarazione viene rilasciata, come l’iscrizione a un’università, la partecipazione a un concorso, il riconoscimento professionale, l’accesso a un impiego o la richiesta di un permesso di soggiorno per motivi di studio. Lo scopo è rilevante perché le autorità possono richiedere contenuti o documenti diversi a seconda della procedura. Una dichiarazione rilasciata per l’iscrizione accademica, ad esempio, potrebbe non essere sufficiente per una procedura di riconoscimento professionale.

Il documento indica normalmente la data e il luogo di rilascio, l’autorità consolare o diplomatica che lo ha emesso, il nome e la qualifica del funzionario responsabile, la firma e il timbro ufficiale. Può inoltre contenere un numero di protocollo, un riferimento alla pratica presentata e l’elenco dei documenti esaminati. Questi elementi permettono di verificare la provenienza della dichiarazione e di collegarla alla documentazione originale o alle copie autentiche depositate dal richiedente.

Quando la dichiarazione è redatta in una lingua diversa dall’italiano, deve essere accompagnata da una traduzione italiana conforme alle regole richieste dall’autorità destinataria. A seconda dei casi, la traduzione può dover essere asseverata davanti a un tribunale, certificata da un traduttore ufficiale, legalizzata o accettata direttamente dal consolato. Anche i titoli, i certificati degli esami, gli attestati di durata e gli altri documenti allegati possono richiedere traduzione ufficiale, legalizzazione o apostille.

In concreto, la documentazione necessaria e il contenuto preciso possono cambiare in base al Paese che ha rilasciato il titolo, al tipo di studio, alla richiesta dell’autorità italiana e alle istruzioni della rappresentanza consolare competente. Prima di presentare la domanda è quindi necessario verificare le indicazioni pubblicate dal consolato o dall’ambasciata italiana competente e dall’ente italiano destinatario. Oggi, in alcune procedure, la dichiarazione di valore può essere sostituita o affiancata da attestazioni di comparabilità e autenticità rilasciate da organismi specializzati, ma la validità di tali documenti dipende sempre dall’amministrazione o dall’istituzione che deve esaminare il titolo.

Esempio dichiarazione di valore titolo di studio​

DICHIARAZIONE DI VALORE IN LOCO

L’Autorità consolare italiana competente, sulla base della documentazione presentata dall’interessato/a e delle informazioni acquisite presso le autorità competenti, dichiara quanto segue.

1. Dati anagrafici del titolare

Nome e cognome: ____

Luogo e data di nascita: _

Cittadinanza: ___

Documento di identità: ___

2. Titolo di studio

Titolo conseguito: ____

Denominazione originale del titolo: ____

Settore di studi: ____

Durata ufficiale del corso:

Lingua di insegnamento: __

Data di conseguimento: __

Votazione finale: ____

Eventuale sistema di valutazione: __

3. Istituzione che ha rilasciato il titolo

Denominazione: __

Sede: __

Nazione: ___

Natura giuridica dell’istituzione: __

Status dell’istituzione nell’ordinamento del Paese di appartenenza:

____

4. Requisiti di accesso

Titolo di studio richiesto per l’ammissione al corso:

____

Eventuali ulteriori requisiti di accesso:

____

5. Svolgimento del corso

Modalità di frequenza: ____

Sede o sedi di svolgimento: ___

Numero complessivo di anni o semestri: _

Eventuali periodi di formazione pratica o tirocinio:

____

6. Prosecuzione degli studi

Il titolo conseguito consente, nell’ordinamento del Paese di appartenenza, l’accesso ai seguenti studi o corsi di livello superiore:

____

7. Valore del titolo ai fini professionali

Il titolo consente, nell’ordinamento del Paese di appartenenza, l’esercizio della seguente professione o attività:

____

L’eventuale esercizio della professione è subordinato a:

____

8. Finalità della dichiarazione

La presente dichiarazione è rilasciata su richiesta dell’interessato/a ai fini di:

____

La dichiarazione descrive il titolo di studio conseguito nell’ordinamento estero e non costituisce, di per sé, riconoscimento, equipollenza o equiparazione del titolo nell’ordinamento italiano.

Luogo e data: ____

L’Autorità competente

Timbro e firma


Fac simile autovalutazione del rischio dello studio professionale

L’autovalutazione del rischio dello studio professionale è il processo con cui si individuano, analizzano e valutano i rischi a cui lo studio può essere esposto, in particolare quelli legati al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo e alla gestione della clientela. Serve a comprendere il livello di rischio complessivo, adottare misure di controllo proporzionate e aggiornare periodicamente le procedure interne.

Come scrivere autovalutazione del rischio dello studio professionale

L’autovalutazione del rischio dello studio professionale è il documento con cui lo studio analizza, in modo autonomo e documentato, il livello di esposizione ai rischi di riciclaggio, finanziamento del terrorismo e, ove pertinente, finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa. Nel contesto italiano, essa costituisce uno degli elementi fondamentali dell’adeguata verifica e dell’organizzazione antiriciclaggio degli studi soggetti agli obblighi previsti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, secondo le regole applicabili alla categoria professionale e le indicazioni delle autorità competenti.

Il documento deve innanzitutto identificare chiaramente lo studio cui si riferisce, indicando la denominazione, la forma giuridica, la sede o le sedi operative, il periodo preso in considerazione, la data di redazione e quella dell’ultimo aggiornamento. Deve inoltre precisare chi ha effettuato la valutazione, quale organo o professionista ne ha assunto la responsabilità e quali soggetti interni hanno fornito dati, informazioni o valutazioni. Quando lo studio è articolato in più sedi, comprende professionisti associati oppure opera attraverso strutture complesse, è necessario chiarire se l’analisi è unica o se riguarda separatamente le diverse unità organizzative.

L’autovalutazione deve descrivere le caratteristiche effettive dello studio, evitando formulazioni generiche o meramente standardizzate. Occorre quindi rappresentare le dimensioni dell’organizzazione, il numero dei professionisti e dei collaboratori, la distribuzione delle responsabilità, l’eventuale presenza di personale amministrativo, i sistemi informatici utilizzati, il ricorso a strumenti digitali o a procedure da remoto e il livello di accentramento o decentramento delle attività. È importante evidenziare anche se lo studio svolge attività in settori particolarmente esposti, se gestisce un elevato numero di clienti o operazioni e se intrattiene rapporti con intermediari, consulenti esterni, reti professionali o soggetti situati in altri Paesi.

Una parte essenziale riguarda l’analisi della clientela. Lo studio deve esaminare la composizione e le caratteristiche dei propri clienti, tenendo conto, tra l’altro, delle persone fisiche, delle società, degli enti, dei trust, delle fondazioni, delle organizzazioni non profit e delle strutture societarie complesse. Devono essere considerati il settore economico di appartenenza, la dimensione, la forma giuridica, la presenza di titolari effettivi difficilmente individuabili, l’utilizzo di catene partecipative articolate, il coinvolgimento di persone politicamente esposte e i collegamenti con Paesi o territori a rischio. La valutazione non deve limitarsi alla nazionalità del cliente, ma deve considerare la residenza, il luogo in cui opera l’attività, l’origine e la destinazione dei fondi, i rapporti societari e la natura delle operazioni richieste.

Il documento deve spiegare quali servizi professionali vengono prestati e quale rischio può essere associato a ciascuna tipologia. Non tutti gli incarichi presentano infatti la stessa esposizione. La consulenza ordinaria e continuativa può avere caratteristiche diverse rispetto alla costituzione di società, alla gestione o riorganizzazione di patrimoni, alle operazioni straordinarie, ai trasferimenti di partecipazioni, alle liquidazioni, alle operazioni immobiliari, alla predisposizione di strumenti finanziari o alla gestione di flussi economici per conto del cliente. Devono essere analizzati anche gli incarichi occasionali, quelli ricevuti da soggetti non residenti e quelli che coinvolgono beni, disponibilità finanziarie o strutture societarie situate in più giurisdizioni.

L’autovalutazione deve considerare i canali attraverso i quali il rapporto professionale viene instaurato e gestito. È necessario valutare se il cliente è conosciuto direttamente dal professionista, se viene presentato da un altro cliente o da un intermediario, se l’identificazione avviene in presenza oppure a distanza e quali strumenti tecnologici vengono utilizzati. La relazione esclusivamente digitale, l’assenza di contatti diretti, l’utilizzo di soggetti interposti o la provenienza del cliente da canali non verificabili possono aumentare il rischio e richiedere controlli aggiuntivi. Devono essere descritti anche i sistemi utilizzati per acquisire e conservare i documenti identificativi e per verificare la coerenza delle informazioni fornite.

Un ulteriore elemento riguarda l’analisi geografica. Lo studio deve individuare i Paesi e i territori con cui entra in contatto attraverso la clientela, i titolari effettivi, le società partecipate, le banche utilizzate, le operazioni o i flussi finanziari. La valutazione deve tenere conto delle liste e degli indicatori ufficiali relativi ai Paesi soggetti a carenze strategiche nei sistemi di prevenzione del riciclaggio, alle giurisdizioni caratterizzate da elevata corruzione o scarsa trasparenza e ai territori sottoposti a sanzioni o misure restrittive. Il riferimento geografico deve essere aggiornato, perché il livello di rischio di un Paese può cambiare nel tempo.

Per ciascuno dei fattori considerati, lo studio dovrebbe indicare la metodologia adottata per attribuire il livello di rischio. È opportuno chiarire se la valutazione è qualitativa, quantitativa o mista, quali indicatori sono stati utilizzati, come vengono ponderati e come si arriva alla classificazione complessiva. La metodologia deve distinguere almeno il rischio inerente, cioè quello che deriva dalle caratteristiche della clientela, dei servizi, dei canali e delle aree geografiche prima di considerare i presìdi adottati, dal rischio residuo, cioè quello che rimane dopo aver valutato l’efficacia dei controlli interni. Le categorie possono essere, ad esempio, bassa, medio-bassa, medio-alta e alta, purché siano definite con criteri comprensibili e applicate in modo coerente.

La valutazione deve comprendere anche i presìdi organizzativi già presenti nello studio. Devono essere descritte le procedure per l’identificazione del cliente e del titolare effettivo, l’acquisizione delle informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto, la valutazione iniziale e periodica del rischio, il controllo costante, la gestione delle anomalie, la conservazione dei documenti e la registrazione delle attività svolte. Occorre indicare come vengono approvati gli incarichi, chi può accettare un nuovo cliente, chi verifica la completezza della documentazione e chi decide eventuali approfondimenti o il rifiuto dell’incarico.

Devono essere esaminate anche le modalità con cui lo studio individua e gestisce le operazioni o i comportamenti potenzialmente sospetti. L’autovalutazione dovrebbe spiegare come le informazioni vengono raccolte e condivise internamente, come vengono effettuati gli approfondimenti, come sono documentate le decisioni e come viene tutelata la riservatezza. Non è sufficiente dichiarare genericamente che lo studio presta attenzione alle anomalie: è necessario dimostrare che esistono criteri, responsabilità e procedure concreti per intercettarle e gestirle nel rispetto degli obblighi di legge.

Un contenuto importante è la valutazione dell’effettiva applicazione dei presìdi. Lo studio deve verificare se le procedure formalmente adottate vengono realmente rispettate, se i fascicoli contengono le informazioni necessarie, se le verifiche sui titolari effettivi sono documentate, se gli aggiornamenti vengono effettuati con regolarità e se le anomalie rilevate vengono trattate in modo uniforme. Possono essere utilizzati controlli a campione sui fascicoli, verifiche interne, analisi degli incarichi accettati, esame delle scadenze e riscontri sulla formazione del personale. L’efficacia dei controlli deve essere valutata in concreto e non soltanto sulla base dell’esistenza di un manuale o di una procedura scritta.

Il documento deve poi mettere in evidenza le criticità riscontrate, le carenze organizzative e i rischi non adeguatamente mitigati. Per ogni criticità è utile precisare la causa, l’impatto potenziale, il livello di priorità, il soggetto responsabile dell’intervento e il termine previsto per la soluzione. Devono essere indicate anche le misure correttive, come l’aggiornamento delle procedure, il rafforzamento dei controlli, l’introduzione di strumenti informatici, la revisione dei modelli di raccolta dati, l’incremento della formazione o la riassegnazione delle responsabilità.

L’autovalutazione deve contenere una sintesi conclusiva del livello di rischio complessivo dello studio, spiegando le ragioni che hanno condotto a tale risultato. La conclusione non dovrebbe essere una semplice etichetta, ma deve collegare il livello di rischio ai presìdi necessari. A un rischio più elevato devono corrispondere controlli più approfonditi, maggiore frequenza di aggiornamento delle informazioni, più intensa supervisione dei rapporti e una più rigorosa documentazione delle decisioni. Al contrario, un livello di rischio contenuto non elimina gli obblighi di identificazione, verifica, conservazione e controllo, ma consente di applicarli secondo modalità proporzionate.

Devono essere conservati gli elementi che consentono di ricostruire il percorso valutativo, compresi i dati utilizzati, le schede di analisi, i criteri di ponderazione, i verbali o le approvazioni interne, i risultati dei controlli e i piani di intervento. La documentazione deve essere sufficientemente chiara da permettere, anche a distanza di tempo, di comprendere perché lo studio abbia attribuito determinati livelli di rischio e quali decisioni abbia assunto.

L’autovalutazione non è un documento da redigere una sola volta. Deve essere riesaminata periodicamente e ogni volta che intervengano cambiamenti significativi nell’organizzazione dello studio, nella tipologia della clientela, nei servizi offerti, nei Paesi coinvolti, nella normativa, nelle modalità operative o nei risultati dei controlli interni. Anche eventi anomali, contestazioni, richieste dell’autorità, nuove modalità di frode o carenze emerse nei fascicoli possono rendere necessario un aggiornamento anticipato. In questo modo l’autovalutazione diventa uno strumento effettivo di governo del rischio e non una mera formalità documentale.

Esempio autovalutazione del rischio dello studio professionale

MODELLO DI AUTOVALUTAZIONE DEL RISCHIO DELLO STUDIO PROFESSIONALE

1. Dati identificativi dello studio

Denominazione:

Forma giuridica:

Sede legale: __

Sedi operative: ____

Codice fiscale/P. IVA: _____

Ordine o Albo professionale di appartenenza: ____

Numero di iscrizione: __

Responsabile della valutazione del rischio: _

Responsabile antiriciclaggio: _

Periodo di riferimento: dal __ al __

Data di redazione: ___

Data di approvazione: __

—

2. Obiettivi dell’autovalutazione

La presente autovalutazione ha l’obiettivo di:

  • individuare e valutare i rischi cui lo studio è esposto;
  • analizzare il rischio inerente connesso alle attività esercitate;
  • verificare l’adeguatezza delle misure organizzative e dei controlli adottati;
  • determinare il livello di rischio residuo;
  • definire le misure di mitigazione necessarie;
  • assicurare il periodico aggiornamento del sistema di gestione del rischio.

    —

    3. Perimetro dell’autovalutazione

    L’autovalutazione comprende:

  • struttura organizzativa dello studio;
  • tipologia e localizzazione della clientela;
  • servizi professionali prestati;
  • canali di acquisizione e gestione dei rapporti;
  • modalità di esecuzione delle prestazioni;
  • procedure di adeguata verifica;
  • conservazione della documentazione;
  • formazione del personale e dei collaboratori;
  • rilevazione e gestione delle anomalie;
  • comunicazione e segnalazione delle operazioni sospette;
  • protezione dei dati e sicurezza delle informazioni;
  • continuità operativa;
  • rischi reputazionali, operativi, legali e informatici.

    —

    4. Descrizione dello studio

    4.1 Struttura organizzativa

    Numero dei professionisti: ___

    Numero dei dipendenti: ____

    Numero dei collaboratori esterni: _

    Numero delle sedi: _____

    Presenza di funzioni interne dedicate alla compliance:
    ☐ Sì  ☐ No

    Presenza di procedure formalizzate:
    ☐ Sì  ☐ Parzialmente  ☐ No

    Utilizzo di sistemi informatici condivisi:
    ☐ Sì  ☐ No

    Presenza di deleghe formalizzate:
    ☐ Sì  ☐ Parzialmente  ☐ No

    4.2 Attività professionali svolte

    ☐ Contabilità e bilanci
    ☐ Consulenza fiscale
    ☐ Consulenza societaria
    ☐ Consulenza del lavoro
    ☐ Revisione legale
    ☐ Operazioni straordinarie
    ☐ Assistenza nella costituzione di società
    ☐ Assistenza in operazioni immobiliari
    ☐ Assistenza in operazioni finanziarie
    ☐ Tenuta della contabilità
    ☐ Gestione di patrimoni o beni
    ☐ Amministrazione di patrimoni
    ☐ Attività di sindaco o componente di organi societari
    ☐ Attività di consulente tecnico
    ☐ Attività di curatore, commissario o liquidatore
    ☐ Altre attività: __

    —

    5. Criteri di valutazione

    La valutazione viene effettuata attribuendo un punteggio da 1 a 4 ai seguenti fattori:

    | Punteggio | Livello |
    |—|—|
    | 1 | Basso |
    | 2 | Medio-basso |
    | 3 | Medio-alto |
    | 4 | Alto |

    5.1 Classificazione del rischio

    | Punteggio complessivo | Livello di rischio |
    |—|—|
    | Da 1,00 a 1,75 | Basso |
    | Da 1,76 a 2,50 | Medio-basso |
    | Da 2,51 a 3,25 | Medio-alto |
    | Da 3,26 a 4,00 | Alto |

    5.2 Valutazione dei controlli

    | Punteggio | Adeguatezza dei controlli |
    |—|—|
    | 1 | Adeguati |
    | 2 | Parzialmente adeguati |
    | 3 | Deboli |
    | 4 | Assenti o inadeguati |

    —

    6. Valutazione del rischio inerente

    6.1 Rischio connesso alla clientela

    | Fattore di rischio | Valutazione | Punteggio |
    |—|—|—:|
    | Numero complessivo dei clienti | __ | |
    | Presenza di clienti non residenti | __
    | |
    | Presenza di persone politicamente esposte | __
    | |
    | Presenza di strutture societarie complesse | __
    | |
    | Presenza di trust, fondazioni o fiduciari | __
    | |
    | Presenza di clienti operanti in settori ad alto rischio | __
    | |
    | Presenza di clienti con attività transfrontaliere | __
    | |
    | Presenza di clienti con elevata movimentazione finanziaria | __
    | |
    | Difficoltà nell’identificazione del titolare effettivo | __
    | |
    | Utilizzo di prestanome o interposte persone | __
    | |
    | Rapporti con soggetti sottoposti a sanzioni o restrizioni | __
    | |
    | Clientela acquisita tramite intermediari o soggetti terzi | __
    | |

    Punteggio medio rischio clientela: __

    Livello di rischio clientela: ____

    —

    6.2 Rischio connesso all’area geografica

    | Fattore di rischio | Valutazione | Punteggio |
    |—|—|—:|
    | Paese di residenza del cliente | __ | |
    | Paese di origine dei fondi | __
    | |
    | Operatività in Paesi ad alto rischio | __
    | |
    | Presenza di Paesi soggetti a sanzioni internazionali | __
    | |
    | Presenza di Paesi caratterizzati da elevata corruzione | __
    | |
    | Presenza di Paesi non cooperativi o con scarsa trasparenza | __
    | |
    | Operazioni con controparti estere non adeguatamente identificabili | __
    | |
    | Utilizzo di strutture societarie localizzate in più Paesi | __
    | |

    Punteggio medio rischio geografico: __

    Livello di rischio geografico: ____

    —

    6.3 Rischio connesso ai servizi professionali

    | Servizio o attività | Frequenza | Esposizione al rischio | Punteggio |
    |—|—:|—|—:|
    | Costituzione di società | __ | __ | |
    | Modifica di assetti proprietari | __
    | __ | |
    | Operazioni straordinarie | __
    | __ | |
    | Compravendita di immobili | __
    | __ | |
    | Gestione o movimentazione di denaro | __
    | __ | |
    | Consulenza fiscale internazionale | __
    | __ | |
    | Amministrazione di patrimoni | __
    | __ | |
    | Apertura o gestione di rapporti finanziari | __
    | __ | |
    | Trasferimento di partecipazioni | __
    | __ | |
    | Liquidazioni societarie | __
    | __ | |
    | Operazioni con trust o fondazioni | __
    | __ | |
    | Attività con soggetti non residenti | __
    | __ | |
    | Attività con elevata complessità tecnica | __
    | __ | |
    | Altri servizi rilevanti | __
    | __ | |

    Punteggio medio rischio servizi: __

    Livello di rischio servizi: ____

    —

    6.4 Rischio connesso alle modalità operative

    | Fattore di rischio | Valutazione | Punteggio |
    |—|—|—:|
    | Identificazione a distanza del cliente | __ | |
    | Utilizzo di strumenti digitali | __
    | |
    | Acquisizione della clientela tramite canali indiretti | __
    | |
    | Assenza di contatto diretto con il cliente | __
    | |
    | Utilizzo di comunicazioni non tracciabili | __
    | |
    | Ricezione di documentazione incompleta | __
    | |
    | Ricorso a professionisti o intermediari esterni | __
    | |
    | Pagamenti effettuati da soggetti diversi dal cliente | __
    | |
    | Utilizzo di conti o strumenti intestati a terzi | __
    | |
    | Elevata frequenza o complessità delle operazioni | __
    | |
    | Mancanza di coerenza tra operazione e profilo del cliente | __
    | |

    Punteggio medio rischio modalità operative: __

    Livello di rischio modalità operative: ____

    —

    6.5 Calcolo del rischio inerente complessivo

    | Area di rischio | Punteggio medio | Peso percentuale | Punteggio ponderato |
    |—|—:|—:|—:|
    | Clientela | __ | __% | __ |
    | Area geografica | __ | __% | __ |
    | Servizi professionali | __ | __% | __ |
    | Modalità operative | __ | __% | __ |

    Punteggio complessivo del rischio inerente: __

    Livello di rischio inerente: __

    —

    7. Valutazione dell’adeguatezza dei presidi

    7.1 Organizzazione interna

    | Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
    |—|—|—|—:|
    | Organigramma aggiornato | ☐ Sì ☐ No | __ | |
    | Attribuzione di ruoli e responsabilità | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Nomina del responsabile dei controlli | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Separazione delle funzioni | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Procedura di accettazione della clientela | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Procedura di gestione dei clienti ad alto rischio | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Procedura di gestione delle anomalie | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Procedura di aggiornamento dei dati | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Sistema di controllo interno | ☐ Sì ☐ No | __
    | ____ |

    —

    7.2 Adeguata verifica della clientela

    | Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
    |—|—|—|—:|
    | Identificazione del cliente | ☐ Sì ☐ No | __ | |
    | Verifica dell’identità | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Identificazione del titolare effettivo | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Acquisizione dello scopo e della natura del rapporto | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Valutazione del profilo di rischio | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Verifica della provenienza dei fondi | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Verifica della posizione del cliente rispetto a liste sanzionatorie | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Applicazione di misure rafforzate | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Aggiornamento periodico dei dati | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Controllo della documentazione acquisita | ☐ Sì ☐ No | __
    | ____ |

    —

    7.3 Conservazione della documentazione

    | Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
    |—|—|—|—:|
    | Fascicolo cliente completo | ☐ Sì ☐ No | __ | |
    | Conservazione dei documenti identificativi | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Conservazione della documentazione relativa alle prestazioni | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Tracciabilità delle verifiche effettuate | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Accesso limitato alla documentazione | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Backup dei dati | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Tempi di conservazione formalizzati | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Procedura di distruzione o cancellazione sicura | ☐ Sì ☐ No | __
    | ____ |

    —

    7.4 Rilevazione delle anomalie

    | Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
    |—|—|—|—:|
    | Indicatori di anomalia formalizzati | ☐ Sì ☐ No | __ | |
    | Monitoraggio delle operazioni | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Registrazione delle anomalie | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Valutazione delle segnalazioni interne | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Escalation al responsabile competente | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Tracciabilità delle decisioni assunte | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Riservatezza delle informazioni | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Procedura di segnalazione delle operazioni sospette | ☐ Sì ☐ No | __
    | ____ |

    —

    7.5 Formazione

    | Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
    |—|—|—|—:|
    | Piano annuale di formazione | ☐ Sì ☐ No | __ | |
    | Formazione iniziale del personale | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Aggiornamento periodico | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Formazione specifica per le funzioni di controllo | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Registrazione delle presenze | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Verifica dell’apprendimento | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Formazione su privacy e sicurezza informatica | ☐ Sì ☐ No | __
    | ____ |

    —

    7.6 Sicurezza informatica e protezione dei dati

    | Presidio | Presente | Adeguatezza | Punteggio |
    |—|—|—|—:|
    | Autenticazione individuale degli utenti | ☐ Sì ☐ No | __ | |
    | Gestione delle credenziali di accesso | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Limitazione degli accessi per ruolo | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Antivirus e sistemi di protezione | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Aggiornamento dei sistemi | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Backup periodici | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Cifratura dei dati sensibili | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Piano di gestione degli incidenti informatici | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Piano di continuità operativa | ☐ Sì ☐ No | __
    | |
    | Verifica dei fornitori tecnologici | ☐ Sì ☐ No | __
    | ____ |

    —

    8. Calcolo del rischio residuo

    | Area di controllo | Rischio inerente | Adeguatezza dei presidi | Rischio residuo |
    |—|—:|—:|—:|
    | Organizzazione interna | __ | __ | __ |
    | Adeguata verifica | __ | __ | __ |
    | Conservazione documentale | __ | __ | __ |
    | Rilevazione anomalie | __ | __ | __ |
    | Formazione | __ | __ | __ |
    | Sicurezza informatica | __ | __ | __ |
    | Continuità operativa | __ | __ | __ |

    Punteggio complessivo del rischio residuo: __

    Livello di rischio residuo: _____

    —

    9. Principali criticità rilevate

    | N. | Area | Criticità | Gravità | Priorità |
    |—:|—|—|—|—|
    | 1 | __ | __ | __ | __ |
    | 2 | __ | __ | __ | __ |
    | 3 | __ | __ | __ | __ |
    | 4 | __ | __ | __ | __ |
    | 5 | __ | __ | __ | __ |

    —

    10. Piano di intervento

    | N. | Misura correttiva | Responsabile | Termine | Stato di attuazione |
    |—:|—|—|—|—|
    | 1 | __ | __ | __ | __ |
    | 2 | __ | __ | __ | __ |
    | 3 | __ | __ | __ | __ |
    | 4 | __ | __ | __ | __ |
    | 5 | __ | __ | __ | __ |

    —

    11. Monitoraggio e aggiornamento

    L’autovalutazione deve essere aggiornata:

  • con periodicità almeno annuale;
  • in caso di modifiche rilevanti alla struttura dello studio;
  • in caso di introduzione di nuovi servizi professionali;
  • in caso di variazioni significative della clientela;
  • in caso di modifiche normative o regolamentari;
  • a seguito di violazioni, anomalie o incidenti rilevanti;
  • a seguito di controlli interni o esterni;
  • in caso di rilevanti incidenti informatici o perdita di dati.

    Periodicità prevista per il riesame: _____

    Responsabile del monitoraggio: __

    Data del prossimo aggiornamento: ____

    —

    12. Esito dell’autovalutazione

    Rischio inerente complessivo: ___

    Adeguatezza complessiva dei presidi: _

    Rischio residuo complessivo: _____

    Giudizio finale:
    ☐ Rischio basso
    ☐ Rischio medio-basso
    ☐ Rischio medio-alto
    ☐ Rischio alto

    Necessità di interventi correttivi:
    ☐ No
    ☐ Sì, con priorità ordinaria
    ☐ Sì, con priorità elevata
    ☐ Sì, con intervento immediato

    Misure prioritarie da adottare:
    ____
    ____
    ____

    —

    13. Approvazione

    Redatto da:

    Qualifica: __

    Data: __

    Firma: ____

    Verificato da: __

    Qualifica: __

    Data: __

    Firma: _

    Approvato dal titolare o dagli organi responsabili dello studio:

    Nome e cognome: ____

    Data: __

    Firma: _

Fac simile privacy studio commercialista

La privacy di uno studio commercialista riguarda l’insieme delle regole e delle misure adottate per proteggere i dati personali dei clienti, dei dipendenti e dei collaboratori, nel rispetto del GDPR. Comprende la gestione sicura di documenti e informazioni fiscali, la definizione delle finalità del trattamento, l’adozione di adeguate misure di sicurezza e la tutela dei diritti degli interessati.

Come scrivere privacy studio commercialista

L’informativa privacy di uno studio commercialista deve spiegare in modo chiaro, completo e comprensibile come vengono trattati i dati personali dei clienti, dei loro rappresentanti, dei dipendenti, dei collaboratori, dei fornitori e di qualsiasi altra persona i cui dati siano acquisiti nell’ambito dell’attività professionale. Deve essere predisposta principalmente in conformità agli articoli 13 e 14 del Regolamento UE 2016/679, noto come GDPR, distinguendo, quando necessario, tra dati raccolti direttamente dall’interessato e dati ottenuti da soggetti terzi.

Innanzitutto deve indicare l’identità e i dati di contatto del titolare del trattamento. Nel caso di uno studio individuale, il titolare sarà normalmente il commercialista persona fisica; nel caso di uno studio associato o di una società tra professionisti, occorre indicare l’ente o la struttura che decide autonomamente finalità e modalità del trattamento. Devono essere riportati la denominazione, l’indirizzo della sede, l’indirizzo di posta elettronica e, se utilizzati, un indirizzo PEC e altri recapiti utili. Se lo studio opera attraverso più sedi o soggetti collegati, l’informativa deve chiarire quale entità svolge il ruolo di titolare.

Deve essere precisato, quando applicabile, se è stato nominato un responsabile della protezione dei dati, cioè il Data Protection Officer o DPO, indicando i suoi dati di contatto. La designazione del DPO non è automaticamente obbligatoria per ogni studio commercialista: dipende dall’organizzazione concreta, dalla natura e dalla quantità dei trattamenti effettuati e dall’eventuale svolgimento di attività che comportino un monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala. Se il DPO non è previsto, l’informativa non deve indicarlo artificialmente, ma deve comunque fornire i normali contatti del titolare per l’esercizio dei diritti.

L’informativa deve descrivere le finalità del trattamento, cioè gli scopi concreti per cui lo studio raccoglie e utilizza i dati. In uno studio commercialista possono rientrare, ad esempio, la gestione dell’incarico professionale, l’elaborazione della contabilità, la predisposizione e trasmissione di dichiarazioni fiscali, l’elaborazione di paghe e contributi, la consulenza tributaria e societaria, la predisposizione di bilanci, la gestione degli adempimenti verso Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Camere di commercio e altri enti pubblici, nonché la gestione della fatturazione e dei pagamenti.

Possono inoltre essere indicate finalità amministrative e organizzative, come la gestione degli appuntamenti, delle comunicazioni con il cliente, degli accessi ai portali, dell’archiviazione della documentazione, della gestione dei fornitori e della tutela dei diritti dello studio in sede giudiziale o stragiudiziale. Se lo studio invia comunicazioni informative o promozionali relative ai propri servizi, tale finalità deve essere indicata separatamente e non deve essere confusa con le attività necessarie per l’esecuzione dell’incarico professionale. Per il marketing, soprattutto quando si utilizzano email, messaggi o strumenti di profilazione, può essere necessario acquisire uno specifico consenso, salvo i casi particolari previsti dalla normativa.

Per ogni finalità deve essere indicata la relativa base giuridica. Il trattamento necessario per eseguire il contratto o l’incarico professionale può fondarsi sull’articolo 6, paragrafo 1, lettera b), del GDPR. I trattamenti necessari per adempiere obblighi di legge, come quelli fiscali, contabili, antiriciclaggio, lavoristici o previdenziali, possono basarsi sull’articolo 6, paragrafo 1, lettera c). La tutela dei diritti dello studio o del cliente può fondarsi sul legittimo interesse, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, lettera f), purché venga effettuata una valutazione di bilanciamento tra tale interesse e i diritti degli interessati. Il consenso deve essere utilizzato soltanto quando costituisce realmente la base giuridica appropriata, ad esempio per alcune attività di marketing o per determinati trattamenti non necessari alla gestione dell’incarico.

L’informativa deve specificare quali categorie di dati vengono trattate. Oltre ai dati identificativi e di contatto, possono essere trattati dati fiscali, economici, patrimoniali, finanziari, bancari, previdenziali, assicurativi, relativi alla posizione lavorativa, alla composizione del nucleo familiare e agli immobili o alle partecipazioni societarie. In relazione alla gestione del personale o agli adempimenti fiscali, possono emergere anche categorie particolari di dati, come informazioni relative alla salute, all’appartenenza sindacale o a situazioni di disabilità. In alcune circostanze possono essere trattati dati relativi a condanne penali e reati, ad esempio nell’ambito degli obblighi antiriciclaggio o di specifici adempimenti professionali. L’informativa deve indicare tali categorie solo se effettivamente trattate e deve spiegare la relativa base giuridica aggiuntiva prevista dagli articoli 9 o 10 del GDPR e dalla normativa nazionale.

Deve inoltre essere chiarito se il conferimento dei dati è obbligatorio o facoltativo. Per esempio, alcuni dati sono indispensabili per stipulare e gestire l’incarico, emettere fatture, effettuare dichiarazioni o adempiere agli obblighi di legge. Il rifiuto di fornire tali informazioni potrebbe impedire allo studio di accettare l’incarico o di svolgere correttamente determinate attività. Altri dati, invece, potrebbero essere facoltativi, come quelli richiesti esclusivamente per ricevere comunicazioni commerciali. L’informativa deve spiegare, per ciascuna situazione rilevante, quali siano le conseguenze del mancato conferimento.

È necessario indicare la provenienza dei dati quando questi non vengono raccolti direttamente dall’interessato. Lo studio potrebbe ricevere informazioni dal datore di lavoro, da un amministratore societario, da altri professionisti, da consulenti del cliente, da banche, da enti pubblici, da società del gruppo o da piattaforme telematiche. In questi casi l’informativa deve specificare, almeno in termini generali, le categorie delle fonti utilizzate e deve essere fornita nei tempi previsti dall’articolo 14 del GDPR, salvo l’applicazione di una delle eccezioni previste dalla normativa.

L’informativa deve spiegare a chi possono essere comunicati i dati. I destinatari possono comprendere dipendenti e collaboratori autorizzati, consulenti del lavoro, avvocati, revisori, società informatiche, fornitori di servizi cloud, società di archiviazione, banche, assicurazioni, corrieri, enti pubblici, autorità fiscali, previdenziali e giudiziarie. Non è necessario inserire sempre l’elenco nominale di ogni destinatario, ma le categorie devono essere descritte con sufficiente precisione. Occorre anche chiarire che i dati saranno comunicati solo nei limiti necessari alla specifica finalità e secondo appropriate garanzie di riservatezza.

Particolare attenzione deve essere riservata ai rapporti con i fornitori esterni. Se una società informatica, un provider cloud, un servizio paghe o un archivista tratta dati per conto dello studio, normalmente dovrà essere nominata responsabile del trattamento mediante un apposito accordo conforme all’articolo 28 del GDPR. L’informativa dovrebbe spiegare, in termini comprensibili, l’esistenza di queste categorie di responsabili. Non tutti i soggetti che ricevono dati sono però responsabili del trattamento: alcuni possono operare come titolari autonomi, soprattutto quando trattano i dati per propri obblighi o finalità.

Deve essere indicato se i dati personali vengono trasferiti verso Paesi situati al di fuori dello Spazio economico europeo. Ciò può avvenire, ad esempio, quando lo studio utilizza servizi cloud, piattaforme di videoconferenza, strumenti di posta elettronica o software gestiti da fornitori internazionali. L’informativa deve precisare il Paese o la categoria di Paesi coinvolti, il meccanismo giuridico utilizzato per il trasferimento, come una decisione di adeguatezza o le clausole contrattuali standard, e il modo in cui l’interessato può ottenere ulteriori informazioni o una copia delle garanzie applicate.

Un elemento fondamentale è l’indicazione del periodo di conservazione dei dati. Non è sufficiente dichiarare genericamente che i dati saranno conservati “per il tempo necessario”. Lo studio dovrebbe indicare, quando possibile, periodi determinati o criteri oggettivi per stabilirli. I tempi possono dipendere dalla durata dell’incarico, dagli obblighi civilistici e fiscali, dalla normativa antiriciclaggio, dalla prescrizione dei diritti e dalla necessità di difendersi in giudizio. Alcuni documenti contabili e fiscali dovranno essere conservati per i periodi previsti dalla legge, mentre i dati raccolti per finalità promozionali dovranno essere conservati per un periodo più limitato e comunque coerente con la finalità perseguita.

L’informativa deve illustrare i diritti riconosciuti agli interessati. Devono essere menzionati il diritto di ottenere conferma dell’esistenza o meno di un trattamento, l’accesso ai dati personali, la rettifica dei dati inesatti, l’integrazione di quelli incompleti, la cancellazione nei casi previsti, la limitazione del trattamento, la portabilità dei dati quando applicabile e l’opposizione ai trattamenti fondati sul legittimo interesse o effettuati per finalità di marketing. Quando il trattamento si basa sul consenso, deve essere precisato che il consenso può essere revocato in qualsiasi momento, senza pregiudicare la liceità del trattamento svolto prima della revoca.

Devono essere indicate le modalità con cui gli interessati possono esercitare i propri diritti, ad esempio tramite email, PEC o raccomandata indirizzata al titolare. È opportuno chiarire che lo studio potrà chiedere informazioni aggiuntive per verificare l’identità del richiedente e che risponderà, di regola, entro un mese dalla richiesta, salvo i casi di particolare complessità previsti dal GDPR. L’informativa deve inoltre ricordare il diritto di proporre reclamo al Garante per la protezione dei dati personali o all’autorità di controllo competente nello Stato dell’Unione europea in cui l’interessato risiede o lavora.

Se lo studio utilizza processi decisionali automatizzati, compresa la profilazione, l’informativa deve indicarlo e spiegare la logica utilizzata, la rilevanza e le conseguenze previste per l’interessato. In genere uno studio commercialista non svolge decisioni automatizzate rilevanti sui propri clienti, ma questa circostanza dovrebbe essere chiaramente esplicitata, se pertinente. L’uso di semplici strumenti gestionali o software che automatizzano operazioni amministrative non equivale necessariamente a una decisione automatizzata ai sensi del GDPR.

L’informativa dovrebbe anche descrivere, in modo generale, le principali misure adottate per proteggere i dati. Non è necessario rivelare dettagli tecnici che potrebbero compromettere la sicurezza, ma è opportuno spiegare che lo studio applica misure organizzative e tecniche adeguate, come sistemi di autenticazione, gestione degli accessi, backup, antivirus, cifratura quando appropriata, formazione del personale, procedure per la gestione degli incidenti e regole per la trasmissione sicura dei documenti. Lo studio dovrebbe prestare particolare attenzione alla documentazione fiscale e contabile, che spesso contiene informazioni economiche molto dettagliate.

Infine, l’informativa deve indicare la data di aggiornamento e deve essere effettivamente coerente con i trattamenti svolti. Non può limitarsi a un modello generico copiato da internet: deve riflettere i software utilizzati, i fornitori effettivi, le categorie di clienti, i servizi offerti, i flussi di dati, i tempi di conservazione e l’eventuale presenza di attività di marketing o trasferimenti internazionali. È spesso opportuno predisporre informative diverse o sezioni specifiche per i clienti, i dipendenti e collaboratori, i fornitori, gli utenti del sito web e le persone che inviano candidature, perché finalità, basi giuridiche e tempi di conservazione possono essere differenti.

Esempio privacy studio commercialista

INFORMATIVA SUL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

ai sensi degli articoli 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679

1. Titolare del trattamento

Il Titolare del trattamento dei dati personali è:

[Denominazione dello Studio]
con sede in [indirizzo completo]
Codice fiscale/P. IVA [●]
Tel. [●]
E-mail: [●]
PEC: [●]

Il Titolare può essere contattato per qualsiasi informazione relativa al trattamento dei dati personali e all’esercizio dei diritti previsti dalla normativa vigente.

Il Responsabile della protezione dei dati personali, ove nominato, è contattabile ai seguenti recapiti:

[Nome e cognome o denominazione]
E-mail: [●]
PEC: [●]

2. Categorie di dati personali trattati

Nell’ambito dell’attività professionale possono essere trattati i seguenti dati personali:

  • dati anagrafici e identificativi;
  • dati di contatto, quali indirizzo, numero telefonico, indirizzo e-mail e PEC;
  • dati fiscali, previdenziali, assicurativi e contabili;
  • dati relativi alla situazione economica, patrimoniale e finanziaria;
  • dati relativi ai rapporti di lavoro e alla posizione professionale;
  • dati contenuti in documenti contabili, fiscali, societari e amministrativi;
  • dati relativi a familiari, dipendenti, collaboratori, soci, amministratori, clienti, fornitori e altri soggetti collegati all’interessato;
  • dati di navigazione e informazioni tecniche relative all’utilizzo dei servizi digitali dello Studio;
  • eventuali categorie particolari di dati personali ai sensi dell’articolo 9 del Regolamento (UE) 2016/679, ove contenuti nella documentazione ricevuta o necessari per l’esecuzione dell’incarico;
  • dati relativi a procedimenti giudiziari e reati, nei casi consentiti dalla legge e necessari per l’esecuzione dell’incarico.

    Lo Studio invita l’interessato a non trasmettere dati personali non necessari rispetto alle finalità del trattamento.

    3. Finalità del trattamento

    I dati personali sono trattati per le seguenti finalità:

    a) instaurazione, gestione ed esecuzione del rapporto professionale e contrattuale;

    b) svolgimento di attività di consulenza contabile, fiscale, societaria, amministrativa, del lavoro e in materia di adempimenti previsti dalla legge;

    c) predisposizione, elaborazione, trasmissione e conservazione di dichiarazioni, comunicazioni, modelli, registri, scritture contabili, denunce e altri documenti previsti dalla normativa;

    d) gestione degli obblighi contabili, fiscali, previdenziali, assicurativi, civilistici e antiriciclaggio;

    e) gestione degli incarichi conferiti da persone fisiche, imprese, società, enti e professionisti;

    f) gestione dei rapporti con enti pubblici, amministrazioni finanziarie, enti previdenziali, camere di commercio, autorità, banche, assicurazioni, consulenti e altri soggetti coinvolti nell’esecuzione dell’incarico;

    g) adempimento degli obblighi derivanti da leggi, regolamenti, normativa nazionale ed europea, provvedimenti delle autorità e richieste degli organi di vigilanza e controllo;

    h) gestione amministrativa, contabile e finanziaria del rapporto, compresa la fatturazione e la gestione dei pagamenti;

    i) tutela dei diritti del Titolare, accertamento, esercizio o difesa di un diritto in sede giudiziale, stragiudiziale o amministrativa;

    j) prevenzione e gestione di frodi, illeciti, accessi non autorizzati e incidenti di sicurezza;

    k) invio di comunicazioni operative e relative all’incarico tramite posta ordinaria, e-mail, PEC, telefono o altri strumenti di comunicazione;

    l) invio di newsletter, comunicazioni informative, aggiornamenti normativi e comunicazioni relative ai servizi dello Studio, previo consenso dell’interessato ove richiesto;

    m) gestione delle richieste formulate dall’interessato e delle attività di assistenza e supporto.

    4. Base giuridica del trattamento

    Il trattamento dei dati personali si fonda sulle seguenti basi giuridiche:

  • esecuzione di un contratto o di misure precontrattuali adottate su richiesta dell’interessato;
  • adempimento di obblighi legali ai quali è soggetto il Titolare;
  • perseguimento del legittimo interesse del Titolare o di terzi, nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dell’interessato;
  • accertamento, esercizio o difesa di un diritto;
  • consenso dell’interessato, nei casi in cui sia richiesto dalla normativa vigente.

    Il conferimento del consenso per finalità promozionali e informative è facoltativo e il mancato rilascio non impedisce l’instaurazione o la gestione del rapporto professionale.

    5. Natura del conferimento dei dati

    Il conferimento dei dati personali necessari per l’instaurazione e l’esecuzione del rapporto professionale, nonché per l’adempimento degli obblighi di legge, è obbligatorio.

    Il mancato conferimento, totale o parziale, dei dati necessari può rendere impossibile allo Studio l’esecuzione dell’incarico, l’adempimento degli obblighi normativi o la prestazione dei servizi richiesti.

    Il conferimento dei dati per finalità promozionali, informative o commerciali è facoltativo.

    6. Modalità del trattamento

    Il trattamento dei dati personali è effettuato mediante strumenti cartacei, informatici e telematici, secondo principi di correttezza, liceità, trasparenza, minimizzazione, esattezza, limitazione delle finalità e conservazione.

    I dati sono trattati da soggetti autorizzati e adeguatamente istruiti dal Titolare e sono protetti mediante misure tecniche e organizzative adeguate a garantire un livello di sicurezza proporzionato al rischio.

    7. Destinatari dei dati personali

    I dati personali possono essere comunicati, nei limiti delle finalità indicate, alle seguenti categorie di destinatari:

  • dipendenti, collaboratori e professionisti autorizzati dello Studio;
  • consulenti e collaboratori esterni;
  • consulenti del lavoro, avvocati, revisori, commercialisti, notai e altri professionisti;
  • società e fornitori di servizi informatici, cloud, archiviazione, assistenza tecnica e sicurezza;
  • soggetti incaricati della gestione amministrativa e contabile;
  • istituti bancari e intermediari finanziari;
  • società di recupero crediti, assicurazioni e società di postalizzazione;
  • amministrazioni pubbliche, enti previdenziali e assistenziali, agenzie fiscali, camere di commercio e autorità competenti;
  • organismi di vigilanza, controllo e regolamentazione;
  • autorità giudiziarie, forze dell’ordine e pubbliche autorità;
  • soggetti ai quali la comunicazione sia necessaria per l’esecuzione dell’incarico o per adempiere a obblighi di legge.

    I soggetti che trattano dati per conto del Titolare sono nominati, ove necessario, responsabili del trattamento ai sensi dell’articolo 28 del Regolamento (UE) 2016/679.

    I dati personali non sono oggetto di diffusione.

    8. Trasferimento dei dati verso Paesi terzi

    I dati personali sono trattati, di norma, all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo.

    Qualora, per esigenze tecniche o operative, i dati siano trasferiti verso Paesi situati al di fuori dello Spazio Economico Europeo, il trasferimento avverrà nel rispetto delle disposizioni del Capo V del Regolamento (UE) 2016/679, sulla base di una decisione di adeguatezza della Commissione Europea, di clausole contrattuali standard o di altro idoneo strumento previsto dalla normativa vigente.

    9. Periodo di conservazione

    I dati personali sono conservati per il periodo necessario al perseguimento delle finalità per le quali sono stati raccolti.

    In particolare:

  • i dati relativi al rapporto professionale sono conservati per tutta la durata dell’incarico e, successivamente, per il periodo necessario all’adempimento degli obblighi di legge e alla tutela dei diritti del Titolare;
  • i dati contabili, fiscali e amministrativi sono conservati per il periodo previsto dalla normativa applicabile;
  • i dati necessari ai fini antiriciclaggio sono conservati per il periodo previsto dalla normativa vigente;
  • i dati relativi a contenziosi sono conservati fino alla definizione degli stessi e per il successivo periodo necessario alla tutela dei diritti;
  • i dati trattati per finalità promozionali sono conservati fino alla revoca del consenso o alla richiesta di cancellazione, salvo ulteriore conservazione necessaria per adempiere a obblighi di legge;
  • i dati contenuti nelle comunicazioni e nella documentazione professionale sono conservati secondo i termini applicabili alla natura dell’incarico e agli obblighi professionali e normativi.

    Decorso il periodo di conservazione, i dati saranno cancellati, distrutti o resi anonimi, salvo ulteriori esigenze di conservazione previste dalla legge.

    10. Trattamento di categorie particolari di dati personali

    Qualora, nello svolgimento dell’incarico, lo Studio venga a conoscenza di categorie particolari di dati personali, tali dati saranno trattati esclusivamente nei casi previsti dall’articolo 9 del Regolamento (UE) 2016/679 e dalla normativa applicabile.

    Il trattamento potrà essere necessario, a titolo esemplificativo, per:

  • adempiere obblighi e esercitare diritti in materia di lavoro, previdenza e sicurezza sociale;
  • assolvere obblighi contabili, fiscali e previdenziali;
  • accertare, esercitare o difendere un diritto;
  • perseguire finalità di interesse pubblico previste dalla legge;
  • eseguire l’incarico professionale conferito dall’interessato.

    11. Processi decisionali automatizzati

    Il Titolare non effettua trattamenti basati esclusivamente su processi decisionali automatizzati, compresa la profilazione, che producano effetti giuridici sull’interessato o che incidano significativamente sulla sua persona.

    12. Diritti dell’interessato

    L’interessato può esercitare, nei casi previsti dalla normativa vigente, i seguenti diritti:

  • ottenere la conferma che sia o meno in corso un trattamento di dati personali;
  • ottenere l’accesso ai dati personali e alle informazioni previste dall’articolo 15 del Regolamento (UE) 2016/679;
  • ottenere la rettifica dei dati inesatti o l’integrazione dei dati incompleti;
  • ottenere la cancellazione dei dati, nei casi previsti dall’articolo 17 del Regolamento;
  • ottenere la limitazione del trattamento, nei casi previsti dall’articolo 18 del Regolamento;
  • opporsi al trattamento dei dati personali, nei casi previsti dall’articolo 21 del Regolamento;
  • ricevere i dati personali in formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli a un altro titolare, ove applicabile;
  • revocare il consenso precedentemente prestato, senza pregiudicare la liceità del trattamento effettuato prima della revoca;
  • proporre reclamo al Garante per la protezione dei dati personali o ad altra autorità di controllo competente.

    L’esercizio dei diritti può essere effettuato inviando una richiesta al Titolare del trattamento ai seguenti recapiti:

    [Denominazione dello Studio]
    [indirizzo]
    E-mail: [●]
    PEC: [●]

    Il Titolare fornirà riscontro alla richiesta entro i termini previsti dalla normativa vigente. Qualora necessario, potrà essere richiesta all’interessato un’ulteriore informazione utile a verificarne l’identità.

    13. Dati personali acquisiti da terzi

    Qualora i dati personali non siano raccolti direttamente presso l’interessato, gli stessi possono essere acquisiti da:

  • clienti, datori di lavoro, società, enti e organizzazioni;
  • amministratori, soci, dipendenti, collaboratori e rappresentanti;
  • consulenti e altri professionisti;
  • pubbliche amministrazioni, enti previdenziali e assistenziali, agenzie fiscali e camere di commercio;
  • banche, assicurazioni e altri soggetti coinvolti nella gestione dell’incarico;
  • banche dati, registri pubblici e fonti accessibili al pubblico;
  • soggetti autorizzati dall’interessato o previsti dalla legge.

    14. Aggiornamenti dell’informativa

    La presente informativa può essere aggiornata o modificata per adeguarla a variazioni normative, organizzative o tecniche. La versione aggiornata è disponibile presso lo Studio o attraverso i canali di comunicazione utilizzati dal Titolare.

    Data di aggiornamento: [●]

    15. Presa visione dell’informativa

    L’interessato dichiara di aver ricevuto e preso visione della presente informativa sul trattamento dei dati personali.

    Luogo e data: [●]

    Firma: ____

Fac simile scioglimento studio associato

Lo scioglimento dello studio associato è la cessazione dell’attività esercitata congiuntamente dai professionisti associati. Può avvenire per accordo tra gli associati, per scadenza o impossibilità di raggiungere lo scopo, oppure per altre cause previste dal contratto associativo. Comporta la gestione dei rapporti ancora in corso, la definizione dei debiti e dei crediti, la ripartizione dei beni residui e gli eventuali adempimenti fiscali e amministrativi.

Come scrivere scioglimento studio associato

Lo scioglimento di uno studio associato deve risultare da un atto scritto, normalmente denominato verbale o accordo di scioglimento, sottoscritto da tutti gli associati, salvo che il contratto associativo preveda regole diverse. Il contenuto deve essere coerente con l’atto costitutivo originario, con le eventuali modifiche intervenute nel tempo e con le norme applicabili all’attività esercitata. È opportuno che l’atto indichi con precisione la denominazione dello studio, la sede, il codice fiscale, l’eventuale partita IVA, i dati anagrafici e professionali di tutti gli associati e gli estremi del contratto con cui lo studio è stato costituito.

Deve essere indicata in modo chiaro la volontà degli associati di sciogliere lo studio, specificando la data in cui lo scioglimento produce effetto. È importante precisare se lo scioglimento avviene per decisione unanime, per scadenza del termine, per impossibilità di conseguire lo scopo associativo, per il venir meno del numero minimo di associati, per recesso o esclusione di uno o più professionisti oppure per altre cause previste dal contratto. Se lo scioglimento non comporta la cessazione immediata di ogni attività, l’atto deve distinguere tra la data di cessazione dell’esercizio professionale associato e il successivo periodo di liquidazione.

L’atto dovrebbe inoltre stabilire chi sarà incaricato delle operazioni di liquidazione. Gli associati possono attribuire questo compito a uno o più di loro oppure nominare un professionista esterno. Devono essere definiti i poteri del liquidatore, i limiti della sua attività, le modalità con cui dovrà riferire agli associati e, se necessario, il compenso spettantegli. Il liquidatore dovrà occuparsi della chiusura delle attività ancora pendenti, dell’incasso dei crediti, del pagamento dei debiti, della gestione dei rapporti con clienti, dipendenti, collaboratori, fornitori e locatori, nonché degli adempimenti fiscali e amministrativi conclusivi.

È necessario descrivere come saranno trattati gli incarichi professionali in corso. L’atto dovrebbe indicare quali pratiche saranno portate a termine dallo studio durante la liquidazione, quali saranno trasferite ai singoli professionisti e con quali modalità dovranno essere informati i clienti. Il trasferimento degli incarichi non può essere considerato automatico: occorre rispettare il rapporto fiduciario con il cliente, le regole professionali applicabili e gli obblighi di informazione, riservatezza e conservazione della documentazione. Dovrebbero essere disciplinati anche la restituzione degli originali, la consegna dei fascicoli, l’archiviazione dei documenti e l’individuazione del professionista responsabile delle pratiche eventualmente non concluse.

Particolare attenzione deve essere riservata alla ripartizione del patrimonio dello studio. L’atto dovrebbe contenere i criteri per la liquidazione delle disponibilità finanziarie, dei crediti verso clienti, dei beni strumentali, delle attrezzature, degli arredi, dei software, dei marchi, dei domini internet, degli archivi e di ogni altro bene comune. È opportuno indicare se tali beni saranno venduti, assegnati a uno o più associati oppure mantenuti in comunione per un periodo determinato. Per ogni assegnazione dovrebbe essere definito il valore attribuito, possibilmente sulla base di un inventario e di una situazione contabile aggiornata.

Devono essere regolate anche le passività dello studio, comprese quelle già note e quelle che potrebbero emergere dopo la cessazione. Occorre stabilire come saranno pagati i debiti verso fornitori, dipendenti, collaboratori, enti previdenziali, amministrazione finanziaria e altri soggetti. Se non è ancora possibile determinare l’importo di alcune obbligazioni, è consigliabile prevedere l’accantonamento di somme sufficienti o la costituzione di un fondo destinato a coprire tali passività. L’accordo dovrebbe chiarire, nei rapporti interni tra gli associati, in quale misura ciascuno sosterrà eventuali debiti residui, tenendo conto delle quote di partecipazione, delle regole contrattuali e della natura dell’obbligazione.

Un aspetto centrale è la determinazione dei rapporti economici tra gli associati. Devono essere stabilite le modalità di redazione del bilancio o della situazione patrimoniale finale, la data alla quale saranno calcolati utili e perdite, il trattamento degli acconti eventualmente già percepiti e la restituzione dei conferimenti. L’eventuale residuo attivo dovrà essere distribuito secondo le percentuali previste dal contratto associativo o, in mancanza, secondo i criteri applicabili. Analogamente, l’eventuale disavanzo dovrà essere posto a carico degli associati secondo le regole concordate o previste dalla legge. È preferibile allegare all’atto un rendiconto dettagliato, sottoscritto dagli associati, dal quale risultino attività, passività, crediti, debiti e disponibilità liquide.

L’atto deve disciplinare i rapporti relativi al personale e ai collaboratori. Se lo studio ha dipendenti, occorre indicare se i rapporti di lavoro saranno cessati, trasferiti a un singolo professionista o proseguiti da una diversa organizzazione, nel rispetto della normativa lavoristica. Devono essere considerate le competenze maturate, le ferie, il trattamento di fine rapporto, gli eventuali preavvisi e gli obblighi di comunicazione agli enti competenti. Per i collaboratori e consulenti esterni dovranno essere verificati i contratti in essere, gli incarichi ancora da eseguire e i compensi non ancora liquidati.

Devono essere previste le modalità di chiusura dei rapporti contrattuali dello studio, compresi il contratto di locazione o comodato dei locali, le utenze, i contratti con società informatiche, i servizi di conservazione digitale, le assicurazioni professionali, gli abbonamenti, i contratti di manutenzione e i rapporti bancari. Nel caso di conto corrente intestato allo studio, l’atto dovrebbe indicare chi è autorizzato a operare durante la liquidazione e in quale momento il conto sarà estinto, dopo il pagamento delle spese e dei debiti residui.

È opportuno inserire una disciplina relativa alla responsabilità per le attività svolte prima dello scioglimento. La cessazione dello studio non elimina automaticamente le responsabilità professionali, fiscali, contrattuali o risarcitorie riferibili al periodo precedente. L’accordo dovrebbe quindi indicare come saranno gestite le richieste dei clienti, i contenziosi già pendenti, gli eventuali reclami, le verifiche fiscali e le pretese di terzi. Dovrebbe essere verificata anche la copertura assicurativa per la responsabilità professionale e, se necessario, mantenuta una copertura postuma o una specifica estensione della polizza.

L’atto dovrebbe stabilire chi conserverà la documentazione contabile, fiscale, societaria e professionale dello studio e per quanto tempo. La conservazione deve riguardare anche i documenti digitali, le copie di sicurezza, le credenziali necessarie per accedere ai sistemi e gli archivi relativi ai clienti. Devono essere rispettate le disposizioni in materia di protezione dei dati personali, segreto professionale e sicurezza delle informazioni. È consigliabile indicare il soggetto responsabile dell’archivio e le modalità con cui gli ex associati potranno accedere alla documentazione quando ciò sia necessario per adempiere a obblighi professionali o difendere i propri diritti.

Dal punto di vista fiscale e amministrativo, l’accordo dovrebbe prevedere l’esecuzione di tutti gli adempimenti conseguenti alla cessazione. A seconda della struttura concreta dello studio, potranno essere necessarie la comunicazione della variazione o cessazione della posizione fiscale, gli adempimenti presso l’Agenzia delle Entrate, la Camera di Commercio se applicabile, gli enti previdenziali, gli ordini o collegi professionali e gli altri registri o organismi competenti. Dovranno inoltre essere predisposte le dichiarazioni fiscali finali, la liquidazione delle imposte, la fatturazione delle prestazioni già eseguite e la gestione dell’eventuale IVA, dei rimborsi spese e delle ritenute.

Infine, è utile indicare che lo scioglimento sarà comunicato ai clienti, ai fornitori, ai dipendenti, agli enti pubblici, agli istituti bancari e agli altri soggetti interessati, specificando la data di cessazione, il referente per il periodo di liquidazione e le modalità di contatto successive. L’atto dovrebbe prevedere anche l’approvazione del rendiconto finale, la liberazione del liquidatore una volta completate le operazioni, la definizione di eventuali controversie tra gli associati e il foro competente o una procedura di conciliazione, se ritenuta opportuna.

Poiché lo studio associato può assumere forme e avere regole diverse a seconda dell’attività professionale svolta, lo scioglimento dovrebbe essere verificato da un commercialista e, quando vi siano beni rilevanti, dipendenti, contenziosi o clausole complesse, anche da un avvocato o da un notaio. La validità dell’atto dipende infatti non solo dalla volontà degli associati, ma anche dall’osservanza del contratto associativo, degli obblighi fiscali, delle regole dell’ordine professionale e delle disposizioni relative a clienti, lavoratori, creditori e trattamento dei dati.

Esempio scioglimento studio associato

ATTO DI SCIOGLIMENTO DELLO STUDIO ASSOCIATO

Tra

il/La Dott./Dott.ssa/Avv./Ing. [NOME E COGNOME], nato/a a [LUOGO] il [DATA], codice fiscale [CODICE FISCALE], residente in [INDIRIZZO], iscritto/a all’Albo/Ordine dei [ORDINE PROFESSIONALE] della Provincia di [PROVINCIA] al n. [NUMERO];

il/La Dott./Dott.ssa/Avv./Ing. [NOME E COGNOME], nato/a a [LUOGO] il [DATA], codice fiscale [CODICE FISCALE], residente in [INDIRIZZO], iscritto/a all’Albo/Ordine dei [ORDINE PROFESSIONALE] della Provincia di [PROVINCIA] al n. [NUMERO];

eventualmente

il/La Dott./Dott.ssa/Avv./Ing. [NOME E COGNOME], nato/a a [LUOGO] il [DATA], codice fiscale [CODICE FISCALE], residente in [INDIRIZZO], iscritto/a all’Albo/Ordine dei [ORDINE PROFESSIONALE] della Provincia di [PROVINCIA] al n. [NUMERO];

di seguito, congiuntamente, “Associati”.

PREMESSO CHE

a) in data [DATA] gli Associati hanno costituito lo studio associato denominato “[DENOMINAZIONE DELLO STUDIO ASSOCIATO]”, con sede in [INDIRIZZO COMPLETO], codice fiscale e partita IVA [DATI FISCALI];

b) lo Studio Associato è disciplinato dall’atto costitutivo e dal contratto associativo sottoscritto in data [DATA], nonché dalle eventuali successive modifiche;

c) gli Associati intendono sciogliere consensualmente lo Studio Associato a decorrere dal [DATA DI EFFICACIA DELLO SCIOGLIMENTO];

d) alla data di sottoscrizione del presente atto gli Associati dichiarano di aver assunto ogni decisione necessaria per procedere allo scioglimento dello Studio Associato e alla definizione dei rapporti patrimoniali, economici e professionali derivanti dall’attività associativa;

tutto ciò premesso, si conviene e stipula quanto segue.

Articolo 1 – Scioglimento

Gli Associati, con decisione unanime, dichiarano sciolto lo Studio Associato denominato “[DENOMINAZIONE]” con effetto dal [DATA].

A decorrere dalla medesima data cessa l’esercizio in forma associata dell’attività professionale.

Lo Studio Associato conserverà la propria soggettività esclusivamente per il compimento degli atti necessari alla definizione dei rapporti pendenti, alla liquidazione delle attività e alla estinzione delle passività.

Articolo 2 – Cessazione dell’attività

L’attività professionale dello Studio Associato cesserà definitivamente in data [DATA].

A decorrere da tale data nessun Associato potrà assumere nuovi incarichi o sottoscrivere obbligazioni in nome e per conto dello Studio Associato, salvo quanto strettamente necessario per la gestione e la definizione dei rapporti ancora pendenti.

Gli incarichi professionali in corso saranno:

a) trasferiti ai singoli Associati, previo consenso dei clienti e nel rispetto della normativa professionale applicabile;

b) proseguiti dallo Studio Associato sino alla loro conclusione;

c) eventualmente rinunciati o definiti secondo quanto concordato con i clienti.

Articolo 3 – Liquidazione

Gli Associati provvederanno alla liquidazione delle attività e delle passività dello Studio Associato mediante:

a) riscossione dei crediti risultanti dalla contabilità dello Studio;

b) pagamento dei debiti, delle spese e degli oneri ancora dovuti;

c) definizione dei rapporti con dipendenti, collaboratori, consulenti, fornitori e terzi;

d) chiusura dei rapporti bancari e finanziari intestati allo Studio Associato;

e) predisposizione e presentazione delle dichiarazioni fiscali e degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge;

f) ripartizione dell’eventuale patrimonio residuo tra gli Associati.

Le operazioni di liquidazione saranno concluse entro il [DATA] ovvero entro il diverso termine necessario per la definizione dei rapporti pendenti.

Articolo 4 – Responsabile della liquidazione

Gli Associati nominano quale responsabile delle operazioni di liquidazione il/la Dott./Dott.ssa/Avv./Ing. [NOME E COGNOME], il/la quale accetta l’incarico.

Il responsabile della liquidazione è autorizzato a:

a) riscuotere i crediti dello Studio Associato;

b) pagare i debiti e le obbligazioni dello Studio;

c) intrattenere i rapporti con banche, enti pubblici, clienti, fornitori e professionisti;

d) sottoscrivere gli atti necessari alla chiusura dello Studio Associato;

e) provvedere agli adempimenti fiscali, previdenziali, amministrativi e professionali conseguenti allo scioglimento;

f) predisporre il rendiconto finale di liquidazione.

Articolo 5 – Situazione patrimoniale

Alla data del [DATA] la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dello Studio Associato risulta dalla documentazione contabile predisposta dagli Associati.

Gli Associati dichiarano che:

a) le attività dello Studio Associato ammontano complessivamente a euro [IMPORTO];

b) le passività dello Studio Associato ammontano complessivamente a euro [IMPORTO];

c) il patrimonio netto residuo ammonta a euro [IMPORTO];

d) non sussistono ulteriori attività o passività, oltre a quelle risultanti dalla documentazione contabile, salvo quelle che dovessero emergere successivamente e che saranno regolate ai sensi del presente atto.

Articolo 6 – Ripartizione delle attività e delle passività

Il patrimonio residuo dello Studio Associato, una volta soddisfatti tutti i creditori e detratti gli oneri, le spese e le imposte dovute, sarà ripartito tra gli Associati secondo le rispettive quote di partecipazione, come risultanti dall’atto costitutivo e dalle successive modifiche.

In mancanza di diversa previsione, le quote di partecipazione sono le seguenti:

  • [NOME ASSOCIATO]: [PERCENTUALE]%;
  • [NOME ASSOCIATO]: [PERCENTUALE]%;
  • [NOME ASSOCIATO]: [PERCENTUALE]%.

    Eventuali ulteriori passività che dovessero emergere successivamente allo scioglimento saranno sostenute dagli Associati in proporzione alle rispettive quote di partecipazione, salvo che derivino da condotte imputabili esclusivamente a uno di essi.

    Articolo 7 – Rapporti con i clienti

    Gli Associati si impegnano a informare tempestivamente i clienti dello scioglimento dello Studio Associato e delle modalità di prosecuzione, trasferimento o conclusione degli incarichi professionali.

    La documentazione e le informazioni relative agli incarichi saranno consegnate o trasferite al professionista individuato dal cliente, nel rispetto degli obblighi di riservatezza, della normativa in materia di protezione dei dati personali e delle disposizioni dell’Ordine professionale competente.

    Eventuali compensi maturati alla data dello scioglimento saranno imputati allo Studio Associato e successivamente ripartiti tra gli Associati secondo le rispettive quote, salvo diverso accordo scritto tra le parti.

    Articolo 8 – Dipendenti e collaboratori

    Gli Associati provvederanno alla definizione dei rapporti di lavoro subordinato, di collaborazione e di consulenza in essere alla data dello scioglimento, nel rispetto della normativa applicabile.

    Le competenze, gli oneri previdenziali, assicurativi, fiscali e di fine rapporto saranno imputati allo Studio Associato e soddisfatti nell’ambito delle operazioni di liquidazione.

    Articolo 9 – Documentazione e conservazione degli atti

    La documentazione contabile, fiscale, amministrativa e professionale dello Studio Associato sarà conservata presso [INDIRIZZO] dal/dalla [NOME E COGNOME], per il periodo previsto dalla legge.

    Ciascun Associato avrà diritto di accedere alla documentazione necessaria per la tutela dei propri diritti e per l’adempimento degli obblighi professionali, fiscali e previdenziali.

    La documentazione relativa ai singoli clienti sarà conservata dal professionista che proseguirà il relativo incarico ovvero consegnata al cliente o al professionista da questi indicato.

    Articolo 10 – Adempimenti fiscali e amministrativi

    Gli Associati autorizzano il responsabile della liquidazione a provvedere a tutti gli adempimenti necessari conseguenti allo scioglimento, inclusi:

    a) la presentazione delle dichiarazioni fiscali relative al periodo di attività e al periodo di liquidazione;

    b) la comunicazione della cessazione dell’attività agli uffici competenti;

    c) la chiusura della partita IVA e del codice fiscale, ove previsto;

    d) la chiusura delle posizioni previdenziali e assicurative;

    e) la cancellazione o l’aggiornamento delle iscrizioni presso registri, albi, enti e amministrazioni competenti;

    f) la chiusura dei conti correnti e degli altri rapporti finanziari intestati allo Studio Associato.

    Articolo 11 – Conti correnti e disponibilità finanziarie

    Le somme presenti sui conti correnti intestati allo Studio Associato saranno utilizzate prioritariamente per il pagamento delle passività e degli oneri di liquidazione.

    L’eventuale saldo residuo sarà ripartito tra gli Associati secondo le rispettive quote di partecipazione.

    I conti correnti saranno estinti al termine delle operazioni di liquidazione, previa definizione di ogni rapporto con gli istituti di credito.

    Articolo 12 – Responsabilità

    Lo scioglimento dello Studio Associato non pregiudica i diritti dei clienti, dei creditori e dei terzi, né estingue le responsabilità professionali, civili, fiscali, amministrative e previdenziali derivanti dall’attività svolta durante il periodo di operatività dello Studio.

    Ciascun Associato resterà responsabile per gli atti, le omissioni e le obbligazioni direttamente imputabili alla propria attività professionale.

    Articolo 13 – Polizze assicurative

    Gli Associati provvederanno alla verifica e alla gestione delle polizze assicurative intestate allo Studio Associato o riferibili all’attività svolta, mantenendo in essere, ove necessario, le coperture assicurative previste dalla legge o necessarie per la gestione delle responsabilità relative agli incarichi già assunti.

    Articolo 14 – Rendiconto finale

    Al termine delle operazioni di liquidazione il responsabile predisporrà il rendiconto finale, contenente l’indicazione delle attività riscosse, delle passività pagate, delle spese sostenute e delle somme eventualmente residue.

    Il rendiconto sarà sottoposto all’approvazione degli Associati, i quali si impegnano ad approvarlo entro [NUMERO] giorni dalla sua comunicazione, salvo contestazioni motivate formulate per iscritto.

    Con l’approvazione del rendiconto finale, gli Associati dichiareranno definitivamente regolati i rapporti economici derivanti dallo scioglimento, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 12.

    Articolo 15 – Rinunce e quietanze

    Con la sottoscrizione del presente atto, gli Associati dichiarano di non avere nulla a pretendere reciprocamente in relazione allo scioglimento dello Studio Associato, salvo quanto previsto nel presente atto e salvo l’esito delle operazioni di liquidazione.

    A seguito dell’approvazione del rendiconto finale e dell’integrale esecuzione degli obblighi previsti dal presente accordo, ciascun Associato rilascerà agli altri ampia e definitiva quietanza per quanto di rispettiva competenza.

    Articolo 16 – Spese

    Le spese relative alla redazione, sottoscrizione, registrazione, comunicazione ed esecuzione del presente atto, nonché quelle connesse agli adempimenti di liquidazione, saranno sostenute dallo Studio Associato e, ove non possibile, dagli Associati in proporzione alle rispettive quote di partecipazione.

    Articolo 17 – Comunicazioni

    Ogni comunicazione relativa al presente atto dovrà essere effettuata per iscritto mediante posta elettronica certificata, raccomandata con avviso di ricevimento o altro mezzo idoneo a comprovare la ricezione, ai seguenti indirizzi:

  • [NOME ASSOCIATO] – PEC: [INDIRIZZO PEC];
  • [NOME ASSOCIATO] – PEC: [INDIRIZZO PEC];
  • [NOME ASSOCIATO] – PEC: [INDIRIZZO PEC].

    Articolo 18 – Legge applicabile e foro competente

    Il presente atto è regolato dalla legge italiana.

    Per ogni controversia relativa all’interpretazione, validità, esecuzione o scioglimento del presente atto sarà competente il Foro di [CITTÀ], salvo diversa competenza inderogabile prevista dalla legge.

    Articolo 19 – Disposizioni finali

    Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale del presente atto.

    Il presente atto sostituisce ogni precedente intesa, scritta o orale, avente a oggetto lo scioglimento dello Studio Associato.

    Qualsiasi modifica o integrazione del presente atto dovrà risultare da documento scritto e sottoscritto da tutti gli Associati.

    Letto, confermato e sottoscritto.

    [LUOGO], [DATA]

    Firma degli Associati

    ____
    [NOME E COGNOME]

    ____
    [NOME E COGNOME]

    ____
    [NOME E COGNOME]

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