Come Risparmiare Energia sul Riscaldamento di Casa

Le nostre case sono già attrezzate, il problema infatti non è il calore, ma il risparmio energetico, che può pesare sul bilancio familiare in maniera determinante. In questo articolo vi proponiamo alcuni suggerimenti per risparmiare energia ed avere una casa sempre calda, piccoli espediente per alleggerire la bolletta a parità di temperature.

Quando il riscaldamento è acceso non si deve coprire il termosifone con rivestimenti fissi o removibili (mobili, asciugamani, tende). Se il calorifero si trova sotto la finestra le tende vanno tenute aperte per permettere una buona circolazione dell’aria.
Isolare la parete dietro al termosifone inserendo pannelli termoisolanti sul retro dei caloriferi, intervento particolarmente consigliato per le pareti esposte verso l’esterno. Si tratta di un accorgimento molto importante, basta pensare che la dispersione termica è proporzionale alla differenza di temperatura tra esterno ed interno. Il risparmio energetico dipende dalla superficie che si isola ossia dalle dimensioni del pannello e dalle sue caratteristiche termoisolanti.
Quando comincia a fare buio è utile chiudere al più presto le persiane o abbassare le tapparelle in quanto con questo semplice gesto si crea una camera d’aria tra la finestra e l’esterno. Il risparmio energetico ottenuto dipende dal tipo di serramenti che abbiamo, se si hanno serramenti con vetri singoli il risparmio ottenuto con questa operazione è sicuramente minore, comunque anche in tal caso si ottengono buoni risultati. Va ricordato che nelle case, anche se bene isolate, la dispersione massima a parità di superficie si ha attraverso i serramenti. Se non volete cambiare tutto potete pensare di installare un doppio vetro sul serramento esistente o orientarvi verso l’applicazione sui vetri singoli di appositi film trasparenti e termoisolanti.
Ricordare che il 10% della bolletta annuale per il riscaldamento viene disperso per i ricambi d’aria; se pur necessari per mantenere la salubrità degli ambienti, d’inverno cercate di arieggiare i locali solo nelle ore più calde della giornata, ovvero nel primo pomeriggio. L’aria che entrerà in casa sarà più calda di parecchi gradi rispetto a quella che entrerebbe al mattino o alla sera. Al contrario d’estate le stanze vanno arieggiate nelle ore più fresche.
Molto utile è fare la regolare manutenzione della caldaia, provvedendo regolarmente alla pulizia della caldaia e dei caloriferi che vanno fatti sfiatare all’inizio della stagione fredda. Per la manutenzione della caldaia può essere conveniente stipulare un contratto con un’azienda specializzata, facendo attenzione ai termini per l’eventuale recesso.
Spegnere il riscaldamento di notte; nelle ore notturne è opportuno spegnere la caldaia e regolare il timer per farla riaccendere due ore prime di quando ci si dovrà alzare.
Installare valvole termostatiche sui termosifoni che permettono di controllare la temperatura in ogni stanza, la temperatura ideale d’inverno è venti gradi.

Patrimonio di Funzionamento in Economia Aziendale – Significato

Il patrimonio di funzionamento si determina al termine di ogni periodo amministrativo in stretta connessione con il reddito d’esercizio. Ciò in quanto fanno parte del patrimonio, oltre alle disponibilità liquide e ai crediti e debiti, anche tutti i costi e ricavi non di competenza del periodo amministrativo che daranno la loro utilità in futuro.

Il patrimonio di funzionamento è costituito da

costi e ricavi residuali (che non hanno partecipato alla determinazione del reddito d’esercizio) in quanto non di competenza del periodo amministrativo e che sono da rinviare all’esercizio futuro

crediti e disponibilità liquide

debiti verso finanziatori e fornitori

ratei, fondi oneri e fondi rischi.

Si tratta quindi di un concetto importante in economia aziendale.

Swaption – Definizione e Significato

Swaption è lemma del vocabolario finanziario, ottenuto con la crasi di due termini: swap e option. La fusione a livello
linguistico, si traduce – sul piano pratico – nella creazione di uno strumento “composto”; swaption infatti è l’opzione su
un interest rate swap. In altre parole, essa conferisce al titolare il diritto di stipulare, a una certa data e alle condizioni
prefissate, uno swap su tassi di interesse.

Come qualsiasi altra opzione, anche la swaption può essere call o put. Con la prima, il portatore ha diritto di acquistare
uno swap, cioè di pagare un interesse fisso e di ricevere il pagamento di un interesse variabile. Per questo motivo, può
essere anche definita payers.
Al contrario, quando è put, il titolare ha diritto di vendere uno swap, e quindi di pagare un interesse variabile e di ricevere
in cambio il pagamento di un interesse fisso. In quest’ultimo caso, viene anche denominata receivers.
Il tasso di interesse variabile, di norma, è determinato in riferimento al tasso Libor (),
ossia il tasso di interesse richiesto a Londra dalle banche su un deposito in eurovaluta.

Il pregio della swaption è quello di consentire al titolare di acquisire il diritto di concludere uno swap alle condizioni
prevalenti al momento dell’acquisto dell’opzione. Ai vantaggi connessi allo swap, unisce così quelli dati dall’utilizzo di
un prodotto derivato, ossia precipuamente il vantaggio di fissare oggi i parametri del futuro.

In particolare, la swaption si rivela uno strumento molto importante per le imprese in periodi di incertezza sui tassi di
interesse. Se una società trova conveniente tramutare propri debiti a tasso variabile in tasso fisso, e altresì sa che tra un
anno prenderà a prestito una determinata somma a tasso variabile, può acquistare una call. La eserciterà, se nel frattempo sarà diventato più oneroso fare uno swap, ossia se il tasso fisso da pagare sarà superiore a quello stabilito nella swaption; viceversa, stipulerà uno swap alle migliori condizioni di mercato e lascerà che il diritto acquistato si estingua inutilizzato. Uno strumento analogo alla swaption è il forward swap, detto anche deferred swap o, nella traduzione italiana,
swap differito. Anche in tal caso, le condizioni per l’esercizio dello swap risultano determinate in anticipo. Tuttavia, a
differenza di una swaption, il forward swap non dà al titolare possibilità di scelta. Egli deve necessariamente stipulare lo
swap alle condizioni prestabilite, anche qualora l’evoluzione del mercato abbia una dinamica diversa da quelle previste. In contropartita però, il forward swap non comporta costi iniziali.

Swap – Definizione e Significato

Swap è vocabolo di terminologia comune inglese che in italiano viene perfettamente tradotto con baratto. Il baratto è
lo scambio di una cosa per un’altra e ha luogo se due persone trovano conveniente scambiarsi reciprocamente ciò che è
in loro possesso.

Un viticoltore, per esempio, fa uno swap con un allevatore di galline, se scambia grappoli con uova. Perché un tale
scambio avvenga, è però necessario che esso sia per entrambi più conveniente che comprare al mercato. Il che si verifica se coltivatore e contadino ottengono ciò che desiderano, cedendosi reciprocamente una quantità di uva e uova inferiore a quella che dovrebbero vendere per acquistare al mercato quanto hanno bisogno. Tutte le volte in cui due abitanti
della campagna portano a termine un simile scambio, pongono in essere senza saperlo un commodity swap. Lo swap
viene definito commodity perché oggetto dello scambio sono beni materiali.

A seconda delle esigenze delle parti, possono essere scambiati anche tassi di interesse e valute. Si hanno allora interestrate swap e currency swap. Con i primi, un’impresa che ha debiti a tasso fisso e una che ne ha a tasso variabile si scambiano i rispettivi pagamenti degli interessi; con i currency swap, invece, due imprese si scambiano somme di denaro espresse in valuta diversa.
Presupposto e conseguenza di entrambi i tipi di swap è un risparmio in termini di costi per entrambe le parti. É chiaro
quindi che, in questo senso, gli swap sono molto frequenti fra imprese che presentano sull’attività ceduta un vantaggio
relativo rispetto alla controparte.

Uno swap tuttavia può essere conveniente anche quando una delle due imprese riesca a comprare le attività oggetto di
scambio a condizioni comunque più favorevoli della controparte. Ciò si verifica quando i vantaggi dell’una vengono trasferiti a pagamento alla seconda, in modo tale che entrambe possano ottenere ciò di cui necessitano a un costo inferiore
rispetto a quello che dovrebbero sostenere se operassero da sole

Superprimary Dealer – Definizione e Significato

Sull’Mts, il mercato telematico dei titoli di Stato, definito anche mercato all’ingrosso dei titoli del debito pubblico a causa dell’elevato valore minimo dei lotti negoziabili, pari a 2,5 milioni di euro, possono operare soltanto i soggetti impegnati nell’intermediazione di strumenti finanziari: quindi, principalmente, banche e imprese di investimento legittimate
alla negoziazione per conto proprio, oltre al ministero del Tesoro e alla Banca d’Italia che risultano iscritti di diritto.

A seconda della dimensione patrimoniale dell’intermediario e dell’entità degli scambi eseguiti sull’Mts, è possibile distinguere su questo mercato tre categorie di operatori: i dealer, i primary dealer e i superprimary dealer, detti anche specialisti in titoli di Stato. I primi non possono svolgere funzioni di market maker, mentre gli altri due sì: sotto questo profilo in particolare, primary e superprimary hanno l’obbligo di quotare continuativamente in acquisto e in vendita un certo numero di titoli.

La differenza fra primary e superprimary è soprattutto di natura dimensionale.
Risulta essere super il primary che abbia un patrimonio netto pari almeno a 38.734.267 euro (pari a 75 miliardi delle vecchie lire); si
aggiudichi in asta sul mercato primario una quota almeno pari al 3% del totale dei titoli di Stato di nuova emissione e
svolga sul mercato secondario attività di negoziazione con continuità, su un determinato numero di titoli e per quantità
molto elevate (più elevate di quelle richieste per la qualifica di primary dealer).

I primary dealer che presentano i requisiti possono fare richiesta presso il ministero del Tesoro di essere iscritti
nell’Elenco degli specialisti in titoli di Stato, tenuto a cura dello stesso Ministero. Il quale, ogni due anni provvede, a
verificare che tali requisiti siano mantenuti, pena l’esclusione dall’elenco. A fronte di questi e altri doveri, allo specialista sono però riservati alcuni speciali privilegi. Soltanto agli specialisti, in
particolare, è data facoltà di partecipare ad aste supplementari dei titoli di Stato e a proporre operazioni a titolo definitivo alla Banca d’Italia.
Infine, in considerazione anche degli altri obblighi di informativa che gravano sui superprimary, essi hanno il non piccolo vantaggio di intrattenere più strette relazioni con le autorità di settore

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