Come Lavorare in Canada

Il visto lavoro per il Canada (o WHV, Woking Holiday Visa) permette a chi ha un’età compresa tra i 18 e i 30 anni e proviene da determinati paesi (in cui è inclusa l’Italia), di svolgere un’esperienza di lavoro e di viaggiare per 12 mesi in Canada.

I candidati avranno bisogno di un passaporto valido per dimostrare la provenienza da un paese aderente al programma Working Holiday. Il passaporto deve essere valido per almeno 14 mesi dalla data di applicazione, perché il governo canadese non rilascia visti se c’è l’eventualità che il passaporto possa scadere durante la permanenza nel paese.

Una volta approvato il WHV, il candidato riceve una “Letter of Introduction” dalla Canadian High Commission o dal consolato del proprio paese di origine. Da quel momento ci sono 12 mesi di tempo per poter entrare in Canada e, appena fatto accesso nel paese, si è liberi di lavorare e viaggiare per un periodo pari ad altri 12 mesi. È possibile lasciare il Canada quante volte si vuole, ma i giorni passati fuori non verranno recuperati, quindi il visto avrà sempre la stessa scadenza. Se il WHV viene approvato, ma resta inutilizzato per 12 mesi, non è possibile richiederne uno nuovo e non vi è alcun rimborso.

Oltre ai requisiti di età e di provenienza, bisogna soddisfare quelli legali, infatti bisogna dichiarare al governo canadese di non avere mai subito condanne e non avere figli a carico durante la permanenza in Canada.

Il costo del visto è di 105 euro.

Frasi da non Dire Durante il Colloquio

Per superare in maniera brillante un colloquio di lavoro cè sempre bisogno della giusta miscela di bravura e fortuna. Questa è imprevedibile, ma in qualche modo può sempre essere aiutata, magari imparando ad evitare gli errori più comuni. L’esito di un colloquio è dato dalle esperienze, dalla capacità di presentarsi al meglio ma anche dal cosa si dice. Alcune frasi non andrebbero mai pronunciate davanti ai selezionatori, perché in grado da sole di distruggere quanto di buono costruito in precedenza. Andiamo a vedere le frasi peggiori da colloquio di lavoro.

Scusate il ritardo: una delle caratteristiche principali che un datore di lavoro cerca nei suoi dipendenti è la puntualità, quindi arrivare al colloquio in ritardo, fosse anche di 10 minuti, significa partire decisamente con il piede sbagliato.

Quante sono le ferie annuali e quanti i giorni di malattia concessi?: pronunciando questa frase darete l’impressione che la cosa più importante della nuova posizione lavorativa siano per voi le ferie. Certo, tutti vogliono sapere quante vacanze potranno permettersi, ma forse il primo incontro con l’azienda non è il momento adatto per togliersi questa curiosità.

Prendo solo questa chiamata, molti candidati pensano che sia normale rispondere alle chiamate telefoniche durante un colloquio l’anno. Il buon senso invece ci aiuta a comprendere come sia maleducato interrompere un discorso per una telefonata (magari persino futile).

A lavorare presso di voi: ecco come non rispondere mai alla domanda Dove ti vedi tra cinque anni?, perché anche se è questa la vostra risposta più sincera, l’azienda preferisce comunque capire quali sono le vostre reali ambizioni. Rispondete piuttosto riflettendo sull’esperienza che vorreste aver acquisito e il livello di responsabilità raggiunto.

Il mio precedente datore di lavoro mi ha distrutto: avete lavorato per un capo fuori di testa? Non è il caso di comunicarlo al vostro nuovo potenziale datore di lavoro. I motivi sono tanti: innanzitutto perché il vecchio capo potrebbe ancora servirvi per delle referenze, e poi perché sparlare di precedenti colleghi è atteggiamento mal visto dai selezionatori.

Fate racchette da tennis? Pensavo che facevate mazze da cricket: la prima mossa per affrontare un colloquio al meglio è informarsi sull’azienda che si va ad incontrare, eppure questa semplice regola spesso viene disattesa. Limitarsi a una veloce occhiata al sito web non serve a nulla e rivela solo un atteggiamento superficiale e poco interessato.

Maledizione: tutti noi ad un certo punto siamo talmente frustrati da non trattenere il turpiloquio. Bene, in sede di colloquio bisogna sempre mantenere il controllo e mostrarsi professionali. Teniamo le parolacce per quando usciremo dalla sede dell’azienda.

Ero molto bravo coi Firewall dei checkpoint: capita spesso quando si affronta un colloquio di lasciarsi prendere dalla voglia di dimostrare quanto siamo bravi e quanto profonda è la nostra conoscenza. Va bene, ma l’importante è non strafare, magari perdendosi in un linguaggio gergale arcano che i selezionatori neanche comprendono.

Devo proprio indossare quella divisa?: spesso le aziende contemplano delle regole sul vestiario piuttosto assurde, incluse delle divise che neanche il peggior stilista riuscirebbe a ideare nei suoi incubi. Questo non significa che sia il caso di far notare in sede di colloquio quanto siano ridicole o anti-estetiche.

Infine, c’è una domanda che i selezionatori propongono spesso ai candidati, ed è Quale risulta essere la cosa migliore che si aspetta da questo ruolo?. Anche in questo caso la migliore arma è reprimere la risposta spontanea, che ci porterebbe ad indicare la busta paga, i benefit, la pausa pranzo, i collaboratori o le vacanze. Inventate qualcosa ma assolutamente non rispondete con uno di questi obiettivi.

Oltre alle cose da non dire, è importante sapere cosa è necessario invece dire. A questo proposito può essere utile questa guida sulle domande da fare al colloquio presente sul sito Colloquiodilavoro.net, in modo da essere preparati.

Come Lavorare in Australia

L’Australia è una terra lontana e magica e molti sognano di visitarla o addirittura di trasferirsi down under. Si tratta però di un Paese molto protezionista e ogni tipo di visita, specialmente quelle prolungate, è controllato nel dettaglio.

Se volete lavorare in Oz, e non siete specializzati in nessuna delle professioni richieste con urgenza (consultabili sul sito web del governo australiano), l’unica alternativa sarà quella di un soggiorno temporaneo con permesso di lavoro.

Chi intende lavorare in Australia dovrà richiedere infatti un apposito visto (Working Holiday Visa) che permette appunto di svolgere degli impieghi retribuiti, cosa invece non prevista per chi dispone di semplice visto turistico. Le condizioni possono variare a seconda del Paese di origine: le indicazioni seguenti si riferiscono nello specifico all’Italia. Tutti i dettagli e le applicazioni on line sono comunque disponibili sul sito del governo australiano.

La durata massima del WHV è di dodici mesi, che decorrono dal momento dell’ingresso in Australia (e non come molti erroneamente pensano) dal giorno dell’accettazione della richiesta. Per ottenere il WHV si pagano anticipatamente 185 dollari australiani, che non verranno rimborsati in caso di diniego della domanda.  L’età massima per richiedere il visto è di 30 anni. Altri requisiti imprescindibili sono non avere figli, richiedere il visto con non più di un anno dalla data prevista per l’arrivo in Australia e avere un passaporto valido. Il visto vi permetterà di lavorare per 6 mesi consecutivi presso lo stesso datore di lavoro e quindi di autofinanziarvi, almeno in parte, il viaggio. Il WHV viene rilasciato una sola volta: l’unica possibilità di proroga (per un anno) è quella di trovare impiego per tre mesi in uno dei settori di lavori duri richiesti, in primo le “farms”, ovvero le aziende agricole o le fattorie fuori città.

Come preannunciato i requisiti sono abbastanza stretti ma non vi lasciate scoraggiare e non perdete l’occasione di visitare questo luogo magico.

Lavorare nell’Editoria

Attualmente sono diverse le persone che desiderano lavorare nel campo dell’editoria.

L’editore è colui che è specializzato nell’edizione, pubblicazione e distribuzione di libri, cataloghi, giornali, riviste, prodotti multimediali.

Quali sono le principali professioni dell’editoria.

Correttore di bozze, ha il compito di trovare tutti gli errori presenti in un determinato testo. Solitamente i correttori di bozze, per quanto concerne i piccoli editori, sono freelance, ovvero collaboratori saltuari. Mentre, nelle case editrici medio grandi, il correttore di bozze si identifica con un’altra figura, il redattore. Pertanto, solo nelle grandi case editrici è possibile trovare correttori di bozze che svolgono solo questa mansione.

Redattore, si occupa della gestione e supervisione di tutte le fasi editoriali che riguardano la produzione e stampa di un libro, dalla primissima valutazione fino alla stampa in tipografia, ovviamente lavorando a stretto contatto anche con grafici, autori, correttori di bozze e, naturalmente, sotto il controllo del capo redattore. Inoltre, prepara la quarta di copertina, le schede promozionali del libro, scrive recensioni, esegue il controllo della copia cianografica del libro. Il redattore deve essere dotato di spirito di iniziativa, di sensibilità, e deve essere in grado di rapportarsi facilmente con gli altri componenti del team editoriale.

Traduttore, i traduttori editoriali sono quasi tutti free-lance, lavorano a casa, magari sono professori universitari. In tal caso, chi è laureto in inglese, francese, tedesco o spagnolo, ha una qualifica particolarmente richiesta, poiché queste sono le lingue dalle quali vengono più spesso tradotti i libri che troviamo nelle librerie nostrane.

Direttore editoriale, figura principale di ogni casa editrice; infatti tutto ruota attorno al direttore editoriale, ogni processo che si svolge all’interno della redazione necessita della sua approvazione. Risulta essere lui che decide quali scrittori pubblicare e quali no, si occupa della gestione delle risorse umane, motivando i  suoi collaboratori, ascoltandone le idee e le proposte, segue, aiutato dal redattore capo, tutta la fase della pubblicazione di un libro: editing, scelta della copertina e del carattere di stampa, data prevista per l’uscita di un testo.

Grafico editoriale, è il responsabile della riuscita grafica ed estetica di un libro. Un grafico può sviluppare un progetto od una serie di bozze grafiche, che andranno poi approvate dal direttore editoriale.

Promotore editoriale, svolgono attività di promozione libraria presso la case di distribuzione editoriale, le quali si occupano appunto di promuovere e distribuire nelle librerie della loro zone le pubblicazioni degli editori.

Chi desidera lavorare in questo settore dovrà avere una cultura umanistica anche se alcune case editrici sono specializzate in pubblicazioni scientifiche e richiedono quindi una laurea tecnica.

Calcolare il Margine Operativo Netto

Il Margine Operativo Netto, MON, è un indicatore che permette di analizzare il risultato della gestione caratteristica.

Questo indicatore indica quindi quello che resta all’azienda dopo che sono stati sostenuti i costi relativi al processo di produzione, al netto degli ammortamenti.

Il calcolo del Margine Operativo Netto è piuttosto semplice, bisogna infatti sottrarre gli accontamento e gli ammortamenti dal MOL, relativamente a cui è possibile vedere questa guida sul Margine Operativo Lordo.

Il MON è un indicatore importante, permette infatti di capire quale risulta essere il risultato ottenuto dalla gestione caratteristica, senza considerare le componenti straordinarie, come quelle che derivano dalle operazioni finanziare.

Le operazioni straordinarie, come la cessione di immobili, possono infatti incidere in modo importante sull’utile netto, non permettendo di capire quale sia il vero andamento dell’attività.
Un’azienda con un utile netto positivo dovuto alla cessione di immobili, potrebbe avere un Margine Operativo Netto negativo.
Una situazione di questo tipo indica, anche in presena di un utile positivo, una gestione negativa.

Il MON è quindi un indicatore da tenere in considerazione quando si vuole vatulare il vero stato di un’azienda e le sue possibilità sul mercato.

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