Come Diventare un Trader

Intraprendere la carriera di trader, è una vera sfida; si tratta, infatti, di un lavoro nel quale è necessario essere perfettamente preparati e pronti a fare la gavetta.

Per riuscire a diventare un buon trader, bisogna avere voglia di imparare e di fare esperienza nel campo; per alcuni imparare è più semplice mentre altri hanno bisogno di più tempo per afferrare le nozioni base della borsa e della finanza. Questo professionista può lavorare anche esclusivamente tramite il pc, sfruttando internet; in questo caso si parla di trader on line. Anche per sfondare nel mondo dei trader on line è necessario avere una solida esperienza e delle nozioni di base, perché il mercato è diventato molto più esigente e più ricco di proposte. Si tratta di un settore in continua crescita, dove si moltiplicano i prodotti e le possibilità di lavoro. Quindi intraprendere questa carriera può essere una buona opportunità di guadagno. Si tratta di un lavoro dove è necessaria sia la prudenza che la voglia di ricominciare e di imparare cose nuove. Per diventare un trader non è obbligatorio aver conseguito un diploma di laurea, però è necessario avere una buona formazione finanziaria, il che significa avere competenze di economia, conoscere i mercati e i prodotti. Un bravo trader, con l’esperienza riesce a percepire lo stato della borsa e ad agire di conseguenza. Per diventare trader bisogna confrontarsi con altri professionisti ed informarsi costantemente sulle novità e sui titoli. Molto importante è riuscire a percepire eventuali variazioni dei mercati che possono influire sui titoli trattati.

Soprattutto agli inizi, la professione di trader può essere un secondo lavoro; in questo modo si può continuare a svolgere la propria professione e nel tempo libero ci si può dedicare ad approfondire la conoscenza dei mercati e della finanza. Solo quando si è riusciti ad accumulare una certa esperienza e ci si sente più ferrati, si può decidere di intraprendere solo questa carriera. Sono molto frequenti i trader che svolgono due lavori. Per diventare trader si può partire con un investimento minimo e poi col tempo si può incrementare; così aumentano anche i guadagni. Le prime volte è meglio puntare su un’azione che non impegni troppo denaro oppure è possibile studiare un’azione cercando di capire in che modo si evolve e quali possono essere i reali margini di guadagno.

Per diventare un trader si deve fare tesoro dell’esperienza altrui; questo è possibile studiando le valutazioni eseguite sui titoli da svariati professionisti. Per allenarsi, è possibile consultare on line i numerosi siti del settore.

Il trader deve avere una solida base di partenza e deve possedere tutte le competenze che gli garantiscono di sapersi muovere nel campo degli investimenti e della finanza. E’ importante specializzarsi nel settore di interesse e soprattutto bisogna essere attenti ai cambiamenti e alle novità.

Fra i requisiti di un buon trader c’è la pazienza, la preparazione e la capacità di saper aspettare; precipitare le cose non è quasi mai positivo e può portare ad un risultato disastroso. Questo professionista deve saper controllare le proprie emozioni, mantenendo il controllo; solo così si è certi di poter avere in mano la situazione riuscendo ad agire in maniera equilibrata e responsabile.

Per diventare trader, il primo passo da compiere è studiare una situazione, per capire quali devono essere le risorse da utilizzare e quale è il risultato da ottenere. Il lavoro deve essere attentamente organizzato, senza lasciare nessuno spazio all’improvvisazione o alla speranza.

Il titolo scelto deve essere minuziosamente analizzato , cercando qualsiasi notizia lo riguardi compreso le valutazioni delle agenzie.
Inoltre, è bene riuscire a capire quale sia la tendenza sia a breve che a lungo termine, solo così si evita la perdita di capitale.

Gli affari devono essere per prima cosa analizzati nel complesso, poi si procedere a studiarne gli aspetti secondari; solo così si può arrivare ad una corretta valutazione che significa il successo del trader.

Un trader deve investire solo in affari che siano chiari e che abbiano risultati chiari e diretti; un professionista non si dedica ad affari poco interessanti o dei quali non ha compreso tutti gli aspetti.

Per diventare un trader bisogna prendere spunto dai grandi professionisti del settore; tutti i trader di successo approfittano dei periodi di difficoltà per l’acquisto di società o di azioni che vengono vendute a prezzi bassi.

Come Investire in Azioni

Decidere di investire un capitale in delle azioni, può rivelarsi un buon sistema di guadagno. Bisogna sottolineare che perché questa attività non diventi pericolosa per i nostri soldi, bisogna essere scaltri ed informati. Prima di procedere con un investimento, è fondamentale informarsi sul tipo di azioni che si intendono acquistare e sui possibili rischi. La prima cosa è quindi valutare ed avere le idee chiare sulle azioni e sulla situazione della borsa. I titoli, non sono tutti uguali; ciò significa che bisogna informarsi e valutare quali siano quelli migliori e più sicuri. Esistono però dei titoli che sono sicuri, come quelli che hanno il rating AAA. Per investire in azioni, bisogna non solo essere competenti ma anche molti informati sui veloci cambi del mondo della borsa. Investire in azioni può far guadagnare delle buone cifre ma bisogna puntare sui titoli giusti; i titoli sono legati alla società che rappresentano e della quale si compra il dividendo.

Gli investimenti non devono portare a delle perdite economiche, ecco perché anche quando ci sono azioni di società che vanno male, non bisogna acquistare subito. Può succedere, infatti che l’azienda si riprenda oppure che venga salvata, solo la conoscenza approfondita della realtà economica e della situazione della borsa, può evitare che l’azionista perda il suo capitale. Riuscire ad scegliere i giusti titoli, può portare ad un guadagno pari al 10%, mensile, del capitale che si è speso; questo dato è variabile, perché può aumentare o diminuire secondo l’andamento dei titoli e della società.

Molti azionisti, scelgono gli investimenti facendo riferimento al “sesto senso”; si tratta di un metodo molto pericoloso. L’unico modo sicuro è conoscere il mercato, l’andamento dei titoli e possedere una certa esperienza nel settore.

Una volta che si è certi di ciò che si intende acquistare, bisogna rivolgersi ad un istituto bancario oppure si può svolgere l’operazione via internet.

In genere, scegliere di operare attraverso la rete non è consigliabile se non si ha molta esperienza. E’ certamente più facile, recarsi all’istituto bancario dove si possiede il conto e richiedere un deposito di titoli; in questo conto con deposito di titoli, si versa il capitale che deve essere impiegato per le azioni. Una volta completato il processo burocratico, si può iniziare ad investire in azioni; il consiglio è quello di iniziare con piccoli investimenti e solo quando si matura una certa esperienza si può decidere di puntare ad azioni più importanti.

In alcuni casi, capita che anche se l’azionista è scaltro e ha preso tutte le informazioni necessarie sull’azienda della quale vuole acquistare il dividendo e sul mercato della borsa, le cose vadano male. Prevedere tutti i possibili aspetti è realmente impossibile, anche perché ci sono dei fatti casuali che però possono essere molto dannosi. Ciò che si può fare è ragionare razionalmente, informarsi e poi procedere con l’acquisto.

Per investire in azioni più sicure, si può pensare di scegliere un ETF , in particolare quelli diversificati; grazie proprio alla loro diversificazione si hanno meno possibilità di perdere il capitale investito.

Gli ETF, sono consigliati perché, possiedono un’importante caratteristica: sono meno volatili rispetto ai titoli e ciò contribuisce alla salvaguardia dell’investimento.

Per iniziare ad investire, è ovviamente necessario un capitale; si può partire con cifre attorno ai due o tre mila euro. Soprattutto se si vuole iniziare con calma, è bene non far lievitare troppo la cifra; questo primo piccolo investimento è anche un test di valutazione. Invece, coloro i quali hanno a disposizione capitali più consistenti possono affidarsi ai piani di accumulo, noti come pac; i pac generalmente vengono proposti da tutti gli istituti bancari.

Se si intende provare ad investire col fai da te, è fondamentale la prudenza; inoltre, è bene diversificare l’investimento acquistando azioni ma anche titoli come i bot o altro. Si può anche optare per un fondo azionario, che garantisce una buona diversificazione e generalmente aiuta a non avere guai causati dalla volatilità dei singoli titoli azionari.

I titoli azionari, sono quelli più a rischio, soprattutto se si è alla prime armi; se si decide per i titoli è meglio suddividere il capitale senza concentrare tutto su un’unica azione. Per valutare se si è agito positivamente, bisogna attendere un anno; se vi è stato un guadagno, allora l’investimento in azioni ha dato i suoi frutti. A questo punto si può pensare di incrementare il capitale iniziale e suddividere la cifra diversificandola in investimenti vari.

Un altro investimento che sta guadagnando fama negli utimi periodi è l’investimento in valuta, il cosiddetto Forex, bene, quest’ultimo è un investimento particolarmente speculativo, pertanto in grado di realizzare forti guadagni ma anche fortissime perdite.

Prima di azzardare investimenti nel Forex è bene leggere attentamente tutte le informazioni necessarie per investire con consapevolezza.

Vantaggi del Conto Corrente Online

La cosiddetta banca online (home banking) è l’alternativa, offerta ai correntisti, di recarsi fisicamente presso lo sportello bancario. Si tratta in sostanza di un servizio che consente di operare sul proprio conto corrente, anzichè andare di persona allo sportello, da casa propria o dovunque ci si trovi, semplicemente attraverso il telefono o il personal computer.

Se all’inizio l’innovazione era arrivata con la banca telefonica, che consentiva di richiedere informazioni e svolgere alcune operazioni attraverso il telefono impartendo disposizioni all’operatore, attualmente la frontiera più avanzata è la banca online.

La gestione del conto corrente online, viene attivata dalla banca su qualsiasi tipo di conto corrente e non comporta costi aggiuntivi. Consente di svolgere dal proprio personal computer, attraverso il collegamento con il server della banca, tutte le operazioni bancarie, inclusa la compravendita di titoli, anche esteri, e di prodotti del risparmio gestito, 24 ore al giorno ed a costi molto inferiori rispetto a quelli praticati presso i normali sportelli bancari. Nella maggior parte dei casi, infatti, non esistono costi di gestione e anche sui bonifici la commissione è nulla. Più convenienti sono anche i tassi creditori.

Due sono le tipologie principali dell’offerta, aprire un conto direttamente online, oppure gestire un conto tradizionale online, in aggiunta al servizio offerto allo sportello.

Da precisare che l’operatività dei conti correnti online è la seguente
– controllare: attraverso il proprio computer è possibile verificare tutti i movimenti intervenuti sul conto
– effettuare pagamenti: non ci sono limitazioni, in quanto si può scegliere il bancomat, gli assegni, il bonifico e la carta di credito
– effettuare prelevamenti: si possono utilizzare il bancomat e la carta di credito (quest’ultima sconsigliabile perchè l’operazione è costosa)
– depositare: è il punto debole del conto online. L’unico modo per fare arrivare i soldi sul conto è il bonifico, tranne nel caso che il conto sia stato acceso presso una filiale con la richiesta di poterlo utilizzare anche online. In questo modo si possono effettuare versamenti anche allo sportello
– contanti e assegni: ci sono banche che hanno una rete più o meno estesa di agenzie convenzionate sparse nel territorio. Possono rappresentare un riferimento qualora sia necessario versare o prelevare contanti o versare assegni.

I conti correnti online sono attualmente circa 8 milioni su un totale di conti intestati a privati di 30 milioni e 320mila in Italia.

Collocamento in Borsa e Prospetto Informatico – Informazioni Utili

Il controllo dei requisiti per l’ammissione alla quotazione di Borsa (dimensioni, crescita reddituale, solidità e diffusione del titolo) spetta a chi gestisce il mercato (Borsa Italiana nel nostro Paese, New York Stock Exchange e Nasdaq negli Usa, ecc.). Il controllo sulla trasparenza dell’operazione di collocamento spetta all’autorità di vigilanza (Consob in Italia, Sec negli Usa, ecc.).
Il collocamento in Borsa (offerta pubblica di vendita e di sottoscrizione – Opv e Opvs) rientra nella disciplina della sollecitazione all’investimento, cioè l’offerta rivolta al pubblico dei risparmiatori finalizzata alla vendita ed alla sottoscrizione di prodotti di investimento. Ogni sollecitazione all’investimento deve essere accompagnata da un prospetto informativo, documento che deve essere consegnato (o reso “scaricabile” via internet) dall’intermediario che colloca il prodotto, a chi è interessato a sottoscriverlo. Il prospetto informativo, redatto dall’emittente, contiene le informazioni riguardanti la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società. Molto importante è la parte del prospetto che parla del rischio dell’investimento, degli obiettivi di crescita e dei progetti di sviluppo dell’azienda.

Il propetto informativo di un collocamento in Borsa è un documento composto da molte pagine, non sempre comprensibili, per cui non viene consultato da quasi tutti i risparmiatori. Al contrario occorre leggere e capire i vari punti elencati (magari facendosi aiutare da un consulente di fiducia), perchè il collocamento è il momento più importante per gli investitori. Anche perchè in occasione di acquisti fuori dal collocamento (sul mercato secondario) non avranno a disposizione altrettante informazioni, soprattutto per quanto riguarda i programmi della società. Inoltre, prima di un collocamento, i manager delle società incontrano gli analisti e gli investitori nel corso di road show, anche all’estero, e sono molto disponibili a parlare con i media. E i media stessi diffondono ampiamente l’avvenimento.
Ricordiamo che se non si aderisce (o non si riesce ad aderire per via di un eccesso di richieste di titoli) ad un collocamento, non si è persa necessariamente l’occasione di investimento della vita. Ci saranno altre opportunità per fare ottimi acquisti in Borsa.

I dipendenti della società quotanda, invece, possono avere più interesse a sottoscrivere le azioni della loro società in Opv o in Opvs perchè in genere sono previste particolari agevolazioni nell’assegnazione (quota riservata per loro) e nelle condizioni, come sconti sul prezzo, prestiti agevolati e possibilità di smobilizzare il Tfr (trattamento di fine rapporto) maturato. In questo caso bisogna valutare bene la situazione perchè le azioni presentano dei rischi notevoli rispetto al Tfr (quest’ultimo frutta un ritorno annuo pari al 75% del tasso di inflazione più 1,5 punti.

La società emittente, con la consulenza dell’investment bank che gestisce l’IPO, fissano il prezzo di collocamento tenendo conto delle sue condizioni economico-finanziarie ed anche delle valutazioni di titoli simili presenti sul mercato. Di solito, nel prospetto informativo non viene riportato un prezzo fisso, ma una forchetta con un valore minimo ed uno massimo, dentro il quale viene fissato il prezzo di collocamento. Questo prezzo sarà determinato dopo le prenotazioni dei risparmiatori retail (al minuto) ed alla fine dei road show, sulla base delle “manifestazioni di interesse” degli investitori istituzionali, cioè subito prima che parta l’IPO vera e propria. La forte domanda di titoli determinerà la fissazione del prezzo di collocamento verso la parte superiore della forchetta, e viceversa. Di solito, una parte dei titoli in offerta viene riservata al pubblico e una parte agli investitori istituzionali. Una quota di titoli (greenshoe) può essere aggiunta all’ultimo momento per soddisfare una domanda molto superiore all’offerta.

Dopo l’offerta della società e la richiesta del rispamiatori, subentra il meccanismo di assegnazione delle azioni. In Italia, quando la domanda di titoli supera l’offerta, cosa che accade quasi sempre, si passa all’assegnazione del lotto minimo, e quando neppure questo copre la domanda, si ricorre all’estrazione. In questo caso, le azioni vengono attribuite alle banche ed alle Sim che hanno partecipato al collocamento in proporzione al numero di adesioni raccolte, le quali provvederanno ad assegnare i lotti minimi ai clienti che hanno fatto richiesta, mediante estrazione a sorte.

Come Funziona il Conto Corrente di Corrispondenza Bancario

Tutti sappiamo cos’è un conto corrente di corrispondenza bancario. Il conto corrente corrispondenza rappresenta la categoria più diffusa e conosciuta di impiego bancario e conta il 52% di tutti i depositi bancari, che comprendono, oltre ai conti correnti, anche i libretti di risparmio, i certificati di deposito, le obbligazioni bancarie e i pronti contro termine.

Il conto corrente corrispondenza altro non è che un deposito di denaro presso una banca, la quale ha la facoltà di utilizzare il denaro depositato, ma garantisce al correntista la possibilità di effettuare prelievi parziali o totali in qualunque momento. L’utilizzo dei risparmi presenti sul conto corrente può avvenire attraverso strumenti di pagamento, oltre ai contanti, come assegni, carte di credito e bancomat, che sono ormai alla portata di tutti e utilizzati ogni giorno.

Il conto corrente corrispondenza viene utilizzato sia dai privati che dalle aziende. I privati lo usano soprattutto per l’accredito dello stipendio, l’addebito delle utenze e come forma di risparmio. Le aziende lo utilizzano per convogliare i flussi di incassi e pagamenti nazionali ed internazionali.

La differenza tra conto corrente corrispondenza e deposito a risparmio (libretto) sta proprio nell’utilizzo dei risparmi. Il deposito è come un salvadanaio dove il denaro viene prelevato di solito solo a fronte di determinate esigenze. Attraverso il conto corrente invece, oltre che prelevamenti e versamenti, che possono essere fatti in completa libertà, il correntista può usufruire anche di servizi come bonifici, giroconti, relativamente a cui è possibile vedere questa guida su Nelportafoglio.com, pagamento utenze, accredito stipendio e altro.

Risulta essere proprio in base alle esigenze del correntista che la banca offre diversi tipi di conto corrente corrispondenza, in modo da scegliere il più adatto. Le esigenze possono essere di tipo familiare, personale, professionale, sul tipo di servizi offerti (pagamenti, finanziamenti, altri servizi bancari o extrabancari), e soprattutto sui relativi costi (spese di gestione fisse o variabili, costi delle singole operazioni, costi di servizi accessori).

In base alla gestione ed ai servizi offerti, il conto corrente corrispondenza presenta caratteristiche e costi differenti, sui quali è bene controllare con attenzione, poichè di solito nei contratti sono incluse delle clausole che contribuiscono ad aumentare notevolmente i costi.

Periodicamente la banca è tenuta ad inviare al correntista un estratto conto dove sono riepilogate tutte le operazioni effettuate, i costi, le spese, il saldo, tutto in modo molto dettagliato. Il correntista ha 60 giorni di tempo per controllare e segnalare alla banca gli eventuali errori.

interesse. Il tasso praticato dalle banche sui depositi in conto corrente varia in relazione all’entità del denaro depositato e all’eventuale appartenenza del correntista ad una certa categoria (ad esempio farmacisti, commercianti, dipendenti di una certa azienda, pensionati, ecc.). Oggi comunque i tassi di interesse netti sono molto bassi (in media sotto il punto percentuale). Gli interessi vengono calcolati sul saldo liquido e sono pagati di solito a fine anno, ma anche trimestralmente, e sono soggetti ad una ritenuta ù.

Per quanto riguarda la variazione degli interessi (e delle condizioni in generale) praticati dalle banche sui conti correnti, il decreto legge approvato il 30 giugno 2006 dal Governo ne modifica le modalità di applicazione. Infatti precedentemente al decreto le banche potevano variare in modo unilaterale le condizioni contrattuali dei conti correnti, con il solo obbligo di pubblicare le variazioni sulla Gazzetta Ufficiale.

Da luglio 2006, invece, le banche, in caso di modifica unilaterale delle condizioni, devono comunicare la stessa al cliente per iscritto con un preavviso minimo di 30 giorni. Il cliente, entro 60 giorni del ricevimento della comunicazione, ha il diritto di recedere dal rapporto di conto corrente corrispondenza senza penalità e spese di chiusura e di ottenere in sede di liquidazione l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.

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